Il Tirreno

Pisa

Se il bebè non arriva Al Santa Chiara un nuovo centro

di Candida Virgone
Se il bebè non arriva Al Santa Chiara un nuovo centro

Inaugurato un percorso medico sulla procreazione assistita e la fertilità dopo il cancro. Al lavoro un team di esperti

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PISA. Finalmente a Pisa si torna a parlare, in grande stile, di procreazione assistita, qualcosa che di fatto mancava ad un’azienda di area vasta e con un’utenza nazionale e specialità di spicco qual è quella ospedaliera ed universitaria pisana. Nasce così il percorso su «Infertilità e procreazione medicalmente assistita», inaugurato ieri mattina all’ospedale «Santa Chiara, nell’edificio 4, ex sede per intendersi dell’urologia.

Di fatto un centro che si occuperà di infertilità, femminile e maschile, dell’assistenza a coppie che vogliono avere un bebè, ma soprattutto alle donne che hanno avuto un tumore. A presentare quello che di fatto è un centro con tanto di laboratori, ambulatori, sale operatore ed un pool di specialisti di tutto rispetto, frutto del ricorso alle multidisciplinarietà, c’erano ieri il direttore dell’Azienda, Carlo Rinaldo Tomassini, il direttore del dipartimento materno-infantile, Claudio Favre, il referente per la procreazione assistita, Vito Cela, molti medici e specialisti, il sindaco, Marco Filippeschi, e l’onorevole Paolo Fontanelli.

Dopo un passato abbastanza attivo nel settore, negli ultimi anni l’ospedale aveva mantenuto un piccolo centro universitario di formazione nella materia che poi si era trasferito materialmente a Viareggio. Oggi si riparte con questo progetto, che di fatto aprirà i battenti a tutti gli effetti a fine primavera, intorno al mese di maggio. L’occasione per presentare il nuovo percorso è stato il convegno «Fertilità nella donna prima e dopo la malattia oncologica», a cui hanno partecipato numerosi esperti che si sono confrontati su aspetti clinici, assistenziali, organizzativi ed etici; la giornata di studi porta la firma di Favre e Celi e dell’unità operativa di ginecologia universitaria, diretta dal professor Giuliano Giusti e si è avvalsa dell’apporto degli specialisti Paolo Artini, Nicola Pluchino, Federica Pancetti con Andrea Michelotti, dell’oncologia medica, Manuela Roncella, del centro senologico, e del professor Angiolo Gadducci, ginecologo oncologo. Si tratta di esperti che presteranno tutti la loro opera nel nuovo centro, con l’obiettivo di arrivare al traguardo di 1.500 cicli di fecondazione assistita l’anno rispetto alle 200 attuali. «È un progetto - ha spiegato Tomassini - che si inquadra nello sviluppo previsto dall’atto aziendale e che punta alla strutturazione dell’approccio multidisciplinare, a strutture dedicate con costi bassi rispetto a livello di qualità raggiunto: in un momento di tagli bisogna recuperare risorse per migliorare».

Nel centro si farà quel che è stato oggetto del convegno: preservazione della fertilità delle pazienti oncologiche, procreazione medicalmente assistita, crioconservazione per il congelamento dei gameti e tessuto ovarico, problematiche medico-legali. Prima dell’inizio della terapia oncologica, infatti, che prevede l’uso di farmaci che possono minare la fertilità, le pazienti affette da tumore possono ricorrere alla crioconservazione di ovociti e tessuto ovarico; superato il cancro potranno iniziare un percorso per affrontare una gravidanza grazie ai prelievi conservati prima delle cure.

Si tratta di tecniche cruciali soprattutto per chi si ammala in età pediatrica. Poi ci sono i problemi legati all’infertilità di coppia: nel mondo si parla di 80 milioni, in Italia di 500mila l’anno che chiedono un consulto.

Problemi genetici ma anche sociali: si pensi che generalmente le donne spostano il primo bebè ad un’età meno fertile e che il seme maschile peggiora per fattori ambientali come l’inquinamento o eccessivo consumo di alcol e sostanze psicotrope.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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