La manifestazione
Alpino pisano ferito ad Herat
È il caporale Gabriele Lippi, 22 anni, ora ricoverato al Celio La madre: «È provato dalla tragedia ma è pronto a ripartire»
PISA. C’era anche un ragazzo pisano fra i feriti nell’attentato di Herat in cui ha perso la vita giovedì scorso l’alpino Tiziano Chierotti, morto a 24 anni, il 52º soldato italiano caduto in Afganistan. In quello scontro a fuoco sono rimasti feriti altri tre giovani ed uno di loro, ora ricoverato al’ospedale militare del Celio, a Roma, è Gabriele Lippi, 22 anni, vecchianese. Gabriele ne avrà per qualche mese, ma fortunatamente non è in pericolo di vita: ha riportato delle ferite alla mano sinistra e a tutte e due le gambe. Colpito da una raffica di schegge, fortunatamente si è salvato. È stato lui, con un cellulare fornito dall’esercito, a chiamare subito in Italia, a casa, a Vecchiano, per tranquillizzare i genitori.
Ha risposto la nonna, i suoi erano al lavoro. «Se accendete la tv e vedete dell’attentato agli alpini, state tranquilli: sono rimasto ferito ma sono vivo». Gabriele, caporale degli alpini, è di stanza a Cuneo. Partito come volontario, un anno fa ha fatto il concorso che lo porta per quattro anni in quel corpo militare, con la possibilità futura di diventare di carriera. È figlio di Antonio Lippi, impiegato alla Ipersoap di Forte dei Marmi, e di Antonella Rovai, operatore socio-sanitario dell’ospedale Santa Chiara. Ha un fratello, Nicola, 15 anni, studente dell’Ipsia Fascetti. I suoi, da giovedì scorso, sono tutti a Roma, al suo fianco, per assisterlo in questo momento particolare.
«È militare Gabriele, il suo ruolo lo sente nel sangue - racconta la madre - per cui parla poco, ma si vede che è toccato da quello che è accaduto e soprattutto dalla perdita del suo commilitone». Nello scontro a fuoco avvenuto giovedì pomeriggio nel distretto di Bakwa, nella provincia di Farah, a sud di Herat, ha perso la vita infatti Tiziano Chierotti, un ragazzo ligure di appena 24 anni; e con Gabriele, sono rimasti feriti altre due giovanissimi soldati.
«Noi ovviamente - aggiunge Antonella - siamo felici di averlo riabbracciato e che questa missione, che doveva terminare a Natale, sia comunque finita qua. Ma lui lo ha già detto: appena si ripresenta l’occasione, è pronto a partire. D’altra parte è il suo lavoro e il suo dovere...».
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