Il dolore
Pisa Ricerche, i dipendenti critici con sindaco e rettore
PISA. «Sindaco, Augello, apparecchiate! A cena siamo da voi». È una delle scritte apparse ieri a palazzo Gambacorti, nelle bacheche dell’androne, e messe su dai dipendenti del Consorzio Pisa Ricerche,...
PISA. «Sindaco, Augello, apparecchiate! A cena siamo da voi». È una delle scritte apparse ieri a palazzo Gambacorti, nelle bacheche dell’androne, e messe su dai dipendenti del Consorzio Pisa Ricerche, da sei mesi senza paga e a casa dopo quello che è apparso un fallimento annunciato e parecchio voluto. E non è l’unica provocazione. Su altri cartelli, che il personale di Pisa Ricerche ha ribattezzato manifestini mortuari, dato il tema, c’era scritto anche: «Sei mesi senza stipendi, senza cassa integrazione, senza mobilità, senza colpa: e i soci»? Ma almeno sul fronte della mobilità c’è qualche buona notizia. La proceduta - avviata il 18 ottobre dal presidente del Cpr, Carlo Guelfi, a cui è toccata tutta la delicata fase dell’uscita ingloriosa di scena - è stata definita ieri nel corso di un incontro avvenuto nei tempi previsti all’Unione industriale con i sindacati: c’erano Marchetti per Confindustria, Merola per Cgil e Brambilla e Silvestri per le Rsu. La richiesta è stata chiusa, ma ora ci sono 120 giorni di tempo durante i quali decidere e inquadrare la sorte del personale.
Una decisione che spetta al liquidatore fallimentare. Intanto però le prime messe a casa potrebbero essere fatte anche da Guelfi, qualora vi fossero figure non necessarie per i progetti in atto. Di fatto prima avvengono i licenziamenti, prima scatta l’arrivo dell’indennità di mobilità per gente che non vede un euro da aprile. La procedura - dato che 6 dipendenti si sono dimessi per giusta causa - riguarda i 14 rimasti: si tratta di un dirigente e 13 fra quadri e impiegati. L’altra trentina coinvolta nella sparizione di quello che doveva essere il fiore all’occhiello della ricerca, d, è composta per lo più da ricercatori e collaboratori che risentono della diaspora ma non vi rientrano a pieno.
Mercoledì mattina Guelfi ha depositato in tribunale, alla cancelleria fallimentare, l’istanza di fallimento: il giudice Francesca Picardi potrebbe chiudere la questione nel giro di dieci giorni nominando il liquidatore. Non è escluso che sia lo stesso presidente del tribunale, Salvatore Laganà, ad avocare a sé questa pratica. Intanto procede parallela l’inchiesta della procura sul furto avvenuto dieci giorni fa nella sede al centro della querelle sulle spese pazze, in Corso Italia, durante il quale sono spariti hard disk e interi faldoni cartacei relativi a spese e bilanci del periodo 2007-2012. Da una settimana la Digos, che indaga sotto la direzione del pm Paola Rizzo, ha messo sotto sequestro i documenti rimasti da cui si spera di poter ricostruire i conti. L’ipotesi di reato è furto aggravato e danneggiamento e, a seconda di come si mettono le cose, bancarotta fraudolenta.
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