Il Tirreno

Pisa

Piccoli robot costruiti a scuola

di Cesare Bonifazi
Piccoli robot costruiti a scuola

Così una disciplina universitaria diventa una materia alla portata di studenti delle superiori

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PISA. «Questo è un sogno che dopo quasi 20 anni mostra i suoi primi risultati». È il giudizio del Professor Paolo Dario, direttore dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna, dopo l'incontro con i ragazzi dell'Ipsia Fascetti di Pisa che hanno presentato le creazioni del laboratorio di robotica.

Grazie al programma di robotica educativa, sostenuto a livello locale da numerose istituzioni tra cui il Centro Risorse Educative e Didattiche di Pontedera e portato avanti dal gruppo di ricercatori dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, questa disciplina è diventata alla portata di studenti non universitari: infatti partecipano al programma la scuola primaria “Salvo d’Acquisto” di Lari, l’Istituto tecnico industriale “Guglielmo Marconi” di Pontedera e, ultimo, ma non meno importante, l’Istituto professionale “Fascetti” di Pisa.

Il Fascetti da diciassette anni ospita il progetto e ha organizzato ogni anno la “Robofesta”, un incontro annuale in cui i robot – costruiti dai ragazzi – si sfidano in gare di sumo, di calcio e line following. I robot sono progettati, assemblati e programmati dai ragazzi. Le tecniche non hanno nulla da invidiare ai grandi ingegneri: i giovani scienziati del futuro hanno già familiarità con sensori di movimento e tecniche ad infrarossi.

Luciano Bartalini, responsabile del progetto all'istituto Fascetti e organizzatore di Robofesta, ha dichiarato: «È un progetto che abbiamo instaurato con il Sant'Anna ormai da 17 anni e abbiamo sempre raggiunto eccellenti risultati. Nei contest abbiamo sempre avuto ottimi piazzamenti considerando che hanno partecipato rappresentanti anche di 7-8 regioni differenti che hanno una capacità tecnica superiore alla nostra». E i ragazzi cosa pensano? La classe che ha partecipato al progetto è una quinta dell'indirizzo tecnico e ha come particolarità di essere composta al 90% da studenti stranieri. Alban Peshiri, 18 anni, non è molto che vive in Italia: «Quando sono arrivato a scuola, direttamente in seconda, al primo impatto mi è piaciuto subito il progetto dei robot. Una bella esperienza che mi ha fatto appassionare alla robotica. Soprattutto le gare di minisumo che facciamo a gennaio».

Anche Ardit Hysa, 19 anni, di origine albanese, ha partecipato al progetto: «Sono arrivato in Italia 4 anni fa, per me era difficile tutto, anche la lingua. Poi ho intrapreso il progetto di robotica: è stata una buona esperienza, anche di integrazione». Per Mor Fal, studente diciannovenne di origine africana, la robotica è diventata una passione: «Con un mio compagno di classe abbiamo portato questa esperienza anche al di fuori del progetto e ora assembliamo piccoli robot anche a casa. Spero che a livello universitario, quando avrò preso la maturità, possa studiare questa materia in maniera più approfondita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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