Il Tirreno

Pisa

L’insolito call center della banda di pusher Arrestati in sei

di Candida Virgone
L’insolito call center della banda di pusher Arrestati in sei

Sgominata dai carabinieri banda di tunisini: un solo cellulare passava di mano in mano per ordini e contrattazioni

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PISA. Una vera banda di pusher che serviva tutto il centro e anche la periferia impiegando un solo cellulare che passava di mano in mano. Un numero che rappresentava una sorta di call center e che figurava nei tabulati di tutti i clienti, i consumatori abituali di droga (per lo più cocaina ed eroina), quelli storici, ed altri del tutto nuovi.

Tramite l’insolito call center sono state accertate duecento situazioni di spaccio ad un centinaio di clienti facendo scattare le manette per sei tunisini, tutti clandestini e apparentemente senza casa. Tutti i contatti fra loro avvenivano per lo più tramite l’unico riferimento del telefonino dall’intestazione fittizia, che veniva scambiato continuamente e al cui microfono i sei si alternavano prendendo le ordinazioni e spedendo vari corrieri alla consegna. Alcuni degli stranieri colpiti da quest’ultimo ordine di custodia cautelare erano già in carcere, gli altri erano già sotto misure alternative. Insomma una banda su cui c’erano già puntati, da mesi, gli occhi dell’Arma. I militari del nucleo operativo della Compagnia del comando provinciale dei carabinieri, diretti dal capitano Stefano Bove, erano sulle loro tracce già da febbraio. L’operazione, non a caso battezzata “Recall”, è stata praticamente a costo zero, non essendo avvenuta sulla base di intercettazioni, ma solo con poche telefonate e controllando i tabulati dei clienti. Lo spaccio avveniva per questo in maniera sempre diversa e ovunque, ma soprattutto in centro, fra piazza delle Vettovaglie, piazza Santa Caterina, il Giardino Scotto e piazza Dante.

Complessivamente il gruppo in sette mesi, fra febbraio e settembre, si calcola abbia spacciato almeno tre etti fra coca ed eroina incassando trentamila euro, ma non si esclude che merce e danaro passati nelle mani della banda possano essere molti di più. I sei, in quattro sono trentenni, gli altri sono quarantenni, sono finiti al Don Bosco su ordine del gip Giulio Cesare Cipolletta dopo la richiesta avanzata dal pm che ha coordinato i carabinieri in questa inchiesta, la dottoressa Paola Rizzo. L’accusa per tutti è di concorso in spaccio di droga.

Il sistema ideato dalla banda era veloce e sfuggente, contava sulla possibilità di eludere ogni tipo di controllo, basandosi sull’arrivo dell’ordine e la concertazione del prezzo via telefono e sulla consegna a domicilio dello stupefacente da corrieri di volta in volta diversi: partiva quello in quel momento libero che riceveva l’ordine da «un centralinista», mentre il telefono passava subito ad un’altra mano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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