Il Tirreno

Pisa

Otto candidati e quattro posti: è scontro

di Gianluca Campanella

Lunedì e martedì docenti alle urne per eleggere i componenti del cda, al voto anche i tecnici amministrativi

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PISA. Un salto nel vuoto. Così appare la costituzione del nuovo consiglio d’amministrazione dell’Università che la settimana prossima si completerà con l’elezione di quattro professori e un tecnico amministrativo. Sono tante e tali le novità che tutti gli attori non hanno paura di abusare dell’aggettivo “storiche”.

Le due più importanti: l’ingresso per la prima volta (della storia, appunto) di due componenti esterni alla vita dell’Ateneo; il concentramento di tutti i poteri in questo organo, mentre finora il Senato accademico dava soprattutto l’indirizzo politico e culturale, mentre il cda si occupava di amministrazione. Sulla prima si può essere più o meno d’accordo, ma la seconda appare di sicuro negativa, visto che il Senato diventa esclusivamente consultivo e con pareri nemmeno vincolanti. Si poteva evitare? No.

Il nuovo statuto, appena entrato in vigore, in pratica è stato scritto sotto dettatura della legge n. 240/2010 (cosiddetta riforma Gelmini). E l’Università di Pisa è una di quella che più ha cercato di limitare i danni, al punto che si è beccata anche un’impugnatura dello statuto da parte del ministero. Per esempio, il cda locale è stato limitato a dieci membri, perché dall’undicesimo in poi scatta l’obbligo del terzo esterno.

Lunedì e martedì prossimi 1.586 docenti sono chiamati a eleggere 4 membri del board su otto candidati: Gianfranco Denti, Mauro Ferrari, Claudio Palazzolo, Paolo Paolicchi, Paolo Rossi, Marco Santagata, Giovanni Stea e Sandra Vitolo; e 1.496 tecnici amministrativi sceglieranno un componente tra Francesco Giorgelli e Andrea Lapi.

Il legame tra eletti ed elettori finisce qui: una volta si chiamavano rappresentanti di una componente, adesso sono semplici membri del cda; il nome resta solo per i due rappresentanti degli studenti. Facile immaginare che per una questione così delicata sia scattata una notevole competizione: se sia sana o no, si capirà dopo la chiusura delle urne.

Intanto però qualche malumore già serpeggia. Il 18 ottobre i candidati hanno avuto 10 minuti a testa per presentarsi a Palazzo dei congressi; l’incontro è durato circa tre ore e si è discusso più di futuro dell’Ateneo. All’uscita di quella riunione le opinioni erano amare: «Gli ordini di scuderia prevarranno sul libero convincimento; se questa è democrazia…». Oppure: «Tizio prende pochi voti, meglio non sprecare la nostra preferenza». Subito ribattuto da: «Ma così lanciate operazioni di potenziamento o indebolimento delle candidature!». Gran finale: «Si va per presunti o millantati pacchetti di voti».

Il rettore Massimo Augello, membro di diritto del board, avrà sicuramente i suoi preferiti, ma non si espone: adesso è concentrato nella selezione dei membri esterni. A lui toccherà scegliere i due nomi all’interno di una rosa formata da Alfredo Cariello, Simone Nasoni, Beatrice Sassi e Giuseppe Taddei. Sono i quattro candidati rimasti dopo la prima “scrematura” del senato accademico. Gli altri esterni erano: Fulvio Bessi, Giovandomenico Caridi, Alessandro Giunta, Stefano Luisotti, Luca Puccetti, Cristina Sanna e Piero Torrigiani. Il futuro cda avrà potere su modifiche statutarie, proposte di chiamata dei docenti, programmazione del personale e dei professori (anche numerica). E avrà due revisori di conti di nomina ministeriale: uno dal dicastero dell’Economia e l’altro dall’Università. Tu chiamala, se vuoi, autonomia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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