Sicurezza
Roberta, ora si cerca vicino alla ditta in cui lavora il marito
Nuova battuta davanti alla Geste, si segue una pista precisa È una partita di nervi e gli inquirenti non scoprono le carte
PISA. Di nuovo ieri mattina si è cercata Roberta Ragusa in luoghi già controllati a gennaio, a pochi giorni dalla scomparsa dell’imprenditrice di Gello di San Giuliano, e poi a fine primavera. Si è cercato davanti alla Geste, la società per cui lavora il marito, Antonio Logli, 49 anni, unico indagato per omicidio colposo in questo giallo lungo quasi dieci mesi e ancora senza una risposta. Trenta uomini, rocciatori e ricognitori dei carabinieri parà del Tuscania e militari del comando provinciale, diretti dal colonnello Gianni Fedelli e dal capitano Michele Catania con il colonnello Gianluca Feroce, hanno battuto per tutta la mattina un lungo costone di monte, lungo la Strada dell’Abetone, quella che da San Giuliano conduce a Ripafratta.
Un lungo costone sotto la strada che porta a Lucca, da cui poteva essere gettato un corpo di notte da qualcuno arrivato in auto. Un lungo costone percorso dall’alto in basso dai rocciatori con corde a fine primavera e alla cui base si trovano ampi spiazzi ma anche zone fitte di rovi e sottobosco, una ragnatela di sentieri impervi che corrono lungo la balza e a ridosso di un altro strapiombo oltre quello superiore, percorsi accidentati e pieni di buche che appaiono impenetrabili di notte e al buio, se non da chi li conosce e non senza una luce che ne illumini il tracciato. Sono stati localizzati anche diversi pozzi artesiani: i più piccoli sono stati controllati subito, altri, più grandi, insieme a quelli trovati martedì, saranno scandagliati nelle prossime settimane con l’aiuto dei sommozzatori.
Le ricerche sono andate avanti dalle otto a mezzogiorno e mezzo e saranno riprese in questa forma fra qualche settimana, secondo scadenze prefissate, in un territorio diviso a scacchiera.
L’impressione che ne deriva per un esterno, anche alla luce di una serie di circostanze, è che gli inquirenti seguano un filo preciso, lo stesso che porta a non interrogare ancora come indagato il marito della donna scomparsa, ascoltato solo all’inizio di questa vicenda come persona informata sui fatti. E non solo perché - come dice spesso il pm, Aldo Mantovani - non hanno nulla da contestargli.
Lo schema appare quello di una partita a carte a due. Il primo giocatore pensa di poter vincere e pensa anche di sapere che il suo avversario potrebbe perdere; così, pur se il gioco potrebbe prevederlo e l’antagonista lo chiede, le sue carte le tiene strette in mano e non le scopre mai, nella speranza di poter calare alla fine, non senza sorprese, quelle che lo premieranno con la vittoria.
In mano agli inquirenti non ci sarebbero solo le bugie di un marito che in maniera imperturbabile porta avanti una relazione parallela da dieci anni, da quando ha presentato a sua moglie, proponendola come baby sitter, una diciottenne arrivata in autoscuola per prendere la patente, Sara Calzolaio; non ci sarebbero solo tanti indizi e migliaia di interrogativi su particolari che non tornano o fanno riflettere; non ci sarebbe solo l’atteggiamento forse fin troppo algido di una famiglia che, le va comunque dato atto, non finge sentimenti che non c’erano; non ci sarebbe solo la stranezza di una madre che di botto pianta in asso due figli adorati e quasi bambini; non ci sarebbero solo possibili moventi, alibi convincenti, o interessi economici, quelli che non mancano mai. Probabilmente c’è qualcosa di diverso rispetto a quello che finora è emerso, mai ufficialmente, ma sempre di straforo, fra chiacchiere di paese, illazioni, bugie e mezze verità.
La possibile ricostruzione di quella notte maledetta, fatta mille volte, porta ad avanzare un’uscita improvvisa della donna in preda all’ira, di fronte ad una rivelazione temuta e imprevista, magari per un chiarimento con qualcuno che conosceva bene. Roberta sale su un’auto con questa persona e si allontana fiduciosa, però l’epilogo forse è imprevisto anche per chi le sta accanto e si trova davanti a qualcosa più grande di lui. Il luogo potrebbe essere un posto qualsiasi di una riserva naturale sconfinata, che va da Livorno a Viareggio. Ma non è Roberta l’unica vittima di questa tragedia: ci sono due ragazzini, Daniele, 16 anni, e Alessia, 11, che non sanno se potranno mai avere una risposta ai loro mille interrogativi e ad un dolore costante con cui devono convivere. Intanto, pur se discretamente, Antonio e Sara oggi vivono la loro storia alla luce del sole, ma il conto che si trovano davanti - fra sospetti, giudizi di opportunità e tirate morali sulle convenienze sociali - sembra davvero troppo alto da pagare.
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