Il Tirreno

Pisa

Prigionieri della movida in casa nostra

di Gianluca Campanella
Prigionieri della movida in casa nostra

Assediati dal rumore quasi tutte le notti. Un tour dimostrativo nelle abitazioni di chi vive intorno a piazza delle Vettovaglie

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PISA. Una notte passata nelle case che si affacciano sui luoghi della movida è una rivelazione: non puoi capire di cosa parlano i residenti che si lamentano dei rumori notturni fino a quando non vivi con loro. Un po’ come nel film Underground di Kusturica: inutile spiegare cos’è il sole a chi è vissuto 20 anni dentro una cantina, se questi non esce a vederlo per la prima volta dal vero.

In tour per case. Così la notte fra venerdì e sabato scorsi siamo stati in giro per appartamenti che si affacciano su piazza delle Vettovaglie, piazza Garibaldi e tanti altri luoghi segnati con il bollino rosso dai comitati che scrivono al Tirreno: «Passi come un pazzo isterico che non sopporta nemmeno il canto del gallo – racconta Rita Rocca – ma non siamo noi a chiedere l’impossibile, sono loro fuori dalle regole». Dove «loro» sono i gestori dei locali. Rocca, del comitato La Cittadella, ha organizzato per noi un tour tra i “prigionieri della movida” e l’esperienza, in effetti, è stata illuminante: nelle dimore del centro il rumore interno è perfino maggiore di quello che si percepisce in strada. Sembra un paradosso, ma lo spiega una delle ospiti che ci ha accolto in casa sua e che preferisce restare anonima: «Piazza Garibaldi ha tre lati edificati e uno vuoto verso il fiume. Una persona che tossisce laggiù si sente qui al quarto piano come il rombo di un tuono. È come essere nei palchi di un teatro dove tutto arriva amplificato». Non ci sono finestre chiuse che tengano: i palazzi storici sono costruiti secondo il metodo “tradizionale toscano”, con cotto, travi e travicelli che vibrano in base alla pressione delle onde sonore. I bassi dei suoni, che danno il ritmo alla musica house suonata nei locali, «entrano dal tetto direttamente in camera da letto: è impossibile dormire, leggere un libro o studiare. A volte dobbiamo mettere un cd di musica classica per coprire i suoni, ma a un volume così alto che comunque non riesci a concentrarti».

Disagi per tutti. Il problema è sentito dai giovani stessi: uno degli appartamenti dei lungarni è abitato da cinque studentesse che, disperate, stanno cercando di cambiare casa. Sono a Pisa per dare esami e, sì, anche a loro ogni tanto piace andare a bere in compagnia; ma tutti gli altri giorni vorrebbero/dovrebbero studiare. In Vettovaglie ci sono case in vendita da tempo: una famiglia non riesce a piazzarla da sette mesi, perché il contesto ambientale e i rumori l’hanno talmente deprezzata che l’affare si concluderebbe solo a una cifra ridicola e molto al di sotto di quella pagata per comprarla da chi oggi vuole disfarsene. Rita Rocca racconta di un amico che a maggio ha comprato casa in piazza della Berlina: «Ho provato a sconsigliargli l’acquisto, ma lui ha voluto andare fino in fondo. Oggi se n’è pentito». Entrando in uno di questi alloggi, il rumore la scorsa notte era così forte che abbiamo chiesto di chiudere le finestre per vedere quanto esse riuscissero ad attutire: «Sono già chiuse!» è stata la risposta. Allora la richiesta opposta, aprire i vetri, ha creato un effetto “curva da stadio” misto a discoteca: il primo dovuto al cosiddetto rumore antropico, cioè il vocio delle presenze umane. L’altro causato dalla musica “unz unz”: a mezzanotte tutti i locali avevano le porte spalancate per attirare clienti. Una coppia di anziani è fuggita dalla casa di proprietà sui lungarni per andare in affitto in un quartiere più tranquillo: «Chi è malato qui non può vivere, perché dormire è impossibile. E anche se uno riesce a raggiungere il sonno, l’orecchio non percepisce, ma il cervello sì».

Le super finestre. Nell’abitazione di Rita Rocca ci sono da gennaio doppi vetri spessi con intercapedine a vuoto, cassoni in lana di roccia e altre diavolerie iper tecnologiche: «Ho pagato 15mila euro, ma sono i soldi meglio spesi della mia vita. Garantiscono un abbattimento di 32 decibel ai rumori esterni», spiega la padrona di casa. Le super finestre, unite al climatizzatore (senza il quale il caldo estivo renderebbe le stanze inospitali), hanno portato un netto miglioramento alla qualità della vita. Eppure non bastano, perché il frastuono scompare, ma le vibrazioni di bonghi e altoparlanti restano. Rocca l’11 febbraio 2010 aveva presentato un esposto in procura, allegando i video girati dalla sua finestra: i primi secondi inquadrano il televideo, per “certificare” l’ora notturna; il resto è uno spaccato di vita su piazza delle Vettovaglie e dei suoi 13 locali. Feste, suonatori di bottiglie di birra (un tintinnio che rovina il sistema nervoso) e tante altre chicche: «Da quando c’è il 3 più 2, gli universitari si laureano due volte e la famosa canzone “Dottore sul buco del…” ha raddoppiato le repliche». Scherza Rocca, ma neppure tanto; al punto che provoca: «Manderò la fattura delle finestre al sindaco. E ogni volta che ceno fuori casa, vado lontano da Pisa. A questa città non voglio dare soldi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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