La manifestazione
Fallimento: sipario su Pisa Ricerche
Oggi il presidente Guelfi presenta l’istanza e i libri finiscono in tribunale. I dipendenti in ansia per la richiesta di mobilità
PISA. Ultimo atto: fallimento. L’avventura del Consorzio Pisa Ricerche è naufragata in un clima di forte delusione, ieri pomeriggio, durante l’assemblea dei soci, nella sala regia di palazzo Gambacorti.
Il verdetto non resta che quello dell’avvio in tribunale dei libri contabili. E ad aggiungere paglia sul fuoco potrebbe essere stato proprio ed anche il recente furto dei dati su spese e debiti dal server e dall’archivio cartaceo. Secondo i soci, se ci fosse stata anche un minima volontà di ricapitalizzare, dopo il furto avvenuto, fatto giuridicamente gravissimo (si rischia infatti la bancarotta fraudolenta) non è più possibile perseguire questa strada. Ma è stata anche spesa una parola per la salvaguardia delle professionalità del Consorzio, «rispetto alle quali», i soci pubblici hanno promesso «che faranno tutto ciò che le rispettive competenze e la legge consentiranno loro».
«Non è stato il furto a cambiare le carte in tavola»: borbottavano ieri sera sotto il Comune, volti tirati e pugni in tasca, alcuni dipedenti che in drappello avevano atteso fuori dalla sala regia la sentenza. «Il gioco era già scoperto: bastava andare sul sito del senato accademico due settimane fa, quando si parlava già, nero su bianco, di fallimento...».
Alla riunione c’erano il presidente attuale del Consorzio, il comercialista Carlo Guelfi, per il Comune l’assessore Giovanni Viale, per l’ateneo la professoressa Ada Carlesi, per il Cnr Fausto Rabitti, uditore senza delega, rappresentanti dell’Enea e della Kayser.
In un intervento emesso a fine riunione, i soci spiegano che «hanno valutato irreversibile la situazione e ritenuto che l’immissione di risorse finanziarie per consentire la presentazione della domanda di concordato liquidatorio non soddisfacesse il presupposto dell’interesse pubblico per gli enti coinvolti: la situazione va affrontata con massima trasparenza accertando eventuali responsabilità. Si stigmatizza come il recente furto abbia caratterizzato la situazione con profili di rilevanza giuridica gravissima, finendo per impedire ogni ulteriore minima possibilità di azione del Consorzio in conseguenza dell’avvenuto sequestro della documentazione da parte dell’autorità giudiziaria».
Questa mattina Guelfi presenterà istanza di fallimento in proprio in tribunale, tribunale che valuterà se esistono i requisiti di fallibilità e nominerà il giudice fallimentare. Accertamenti burocratici che potrebbero richiedere anche qualche settimana di tempo.
I problemi più grossi non riguardano ora solo banche, progetti e finanziamenti in atto, eventuali fondi da restituire alla Comunità europea, ma soprattutto, fra i creditori, i dipendenti, stretti come sono fra la mobilità, la cui richiesta è partita venerdì e per la quale ci sono sette giorni di tempo alla convocazione delle parti (sindacati e Unione industriali), pena la decadenza, e un treno forse perso per sempre, quello delle dimissioni per giusta causa. Il personale, per quanto non riscuota da sei mesi, non sia in cassa integrazione e non sia licenziato, resta a disposizione, suo malgrado, dopo un accenno di sciopero, per la ricostruzione del bilancio. Stamani ci sarà un altro sopralluogo della Digos, incaricata delle indagini dalla procura, che sul furto avvenuto la scorsa settimana ha aperto un’inchiesta coordinata dalla dottoressa Paola Rizzo.
Le ipotesi di reato sono furto aggravato e danneggiamento, senza poter escludere, al peggio, la bancarotta fraudolenta.
Intanto quel che resta dei bilanci è stato messo in sicurezza in una stanza della sede degli uffici, in Corso Italia, le cui chiavi sono state assegnate ad un dirigente del Consorzio, mentre sono stati cambiati codici dell’impianto di allarme e chiavi del portone di ingresso.
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