Il Tirreno

Pisa

E fuori scorre la birra venduta dagli abusivi

E fuori scorre la birra venduta dagli abusivi

E i cingalesi preparano cocktail a richiesta. Vicoli lerci di urina, musica sparata dai locali a porte aperte

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PISA. Fiumi di urina che scorrono nei vicoletti, strade come via Cavalca che sarebbero a doppio senso (ma ci passa con difficoltà un’auto alla volta, per quanto si sono allargati i tavolini all’aperto), musica sparata dai locali a porte aperte (si sente già da 100 metri di distanza) e venditori abusivi con secchi pieni di ghiaccio e birre economiche acquistate all’ingrosso e rivendute fino al mattino. Nella notte pisana c’è tutto il rosario del codice penale, ma non facciamo nomi per non dimenticare qualcuno. La scena di impatto maggiore è in piazza dei Cavalieri, dove venerdì scorso c’erano sette cingalesi in ogni angolo a vendere birre chiuse (nel caso migliore) e addirittura cocktail a richiesta, preparati per strada sul momento utilizzando bottiglie di alcolici e dosatori, in barba alle più elementari norme igieniche. Sia detto come un dato di cronaca e senza alcuna connotazione razzista: sono gli stessi ragazzi che tempo fa vendevano rose alle coppiette romantiche; devono aver capito che così si guadagna di più. Impossibile, invece, contare le auto che entrano contromano per bypassare le telecamere della zona a traffico limitato. Così com’è impossibile, per i residenti che pagano 108 euro all’anno, trovare un parcheggio libero. Tutto si svolge sotto gli occhi elettronici collegati alle centrali delle forze dell’ordine. E in piazza Sant’Omobono c’è fissa una pattuglia dei carabinieri. Ma la loro presenza ha un effetto soprattutto di deterrenza, perché gli uomini sul campo hanno la consegna di «operare in sicurezza»: se c’è una rissa fra più di sei persone, non possono intervenire per evitare di mettere a repentaglio la propria incolumità. E anche quando i residenti chiamano il centralino per protestare contro i gruppi rumorosi che suonano tamburi, si sentono rispondere: «Lo vediamo in video, ma sono troppi per intervenire». Le web cam danno il quadro in tempo reale e a volte mostrano pure gli spacciatori: «Ma loro hanno imparato – confessa un agente – e portano poca roba addosso con sé. Possiamo fermarli, ma sanno che basta dire “consumo personale” e “stavo regalando a un amico” per essere subito rilasciati». Chiosa amara: «Fermare un clandestino, poi, significa stare tutta la notte in centrale. Evitiamo, perché il nostro compito è garantire qui l’ordine pubblico».(g.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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