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«È facile sbagliare, bisogna essere esperti»

«È facile sbagliare, bisogna essere esperti»

Secondo la micologa Giovannetti, Simonetta può aver scambiato una falloide con una cesarea

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«Al supermercato si trovano funghi squisiti, si chiamano pleoroti. Noi in un progetto con il Sud Italia ne abbiamo curato la produzione: sono coltivati, si fanno crescere su tronchetti di legno e sono ottimi. È banale ricordarlo, ma non bisogna mai mangiare dei funghi che non sono stati controllati da un esperto». Ci spiega che funghi raccogliere la professoressa Manuela Giovannetti, ordinario di microbiologia agraria e micologa del nostro ateneo, fino a metà settembre preside dell’ex facoltà di agraria. «Con certezza quindi - aggiunge - si possono mangiare i pleoroti oppure porcini e boleti, facili da riconoscere. Per il resto bisogna lasciar stare, soprattutto con le amanite». Le amanite, spiega la studiosa, sono di varie specie. Non c’è solo la falloide, c’è anche la citrina, la muscaria e la cesarea, il fungo di Cesare, che è innocuo. «Ecco - aggiunge la professoressa Giovannetti - la falloide, allo stadio giovanile, si può confondere con la cesarea. La cesarea ha un cappello arancione, l’altra un colore chiaro, nocciola-verdino. C’è uno stadio di crescita in cui sono simili e in cui gli ovuli dell’una si possono confondere con quelli dell’altra. Se la persona che li ha raccolti pensava di conoscerli un po’, credo che abbia fatto proprio questo errore: può aver scambiato una amanite falloide con una cesarea. Poi un’altra specie terribile è la muscaria, per intendersi il fungo dell’immaginario infantile, quello che tutti disegnano da piccoli e che troviamo ritratto, per assurdo, nei libri di fiabe, quello rosso con i puntini bianchi: non è letale, ma è molto velenoso». Una volta si usava il sistema del gatto come cavia, si facevano assaggiare i funghi all’animale domestico: azzardiamo, sposando una leggenda metropolitana. «È vero - replica la docente - una volta si sacrificavano davvero gli animali domestici, ma anche questo, al di là della cattiveria, è incauto, perché a volte i primi sintomi possono comparire, a seconda dei casi, pure anche a distanza di 14 ore dal momento del pasto. Il fatto è che, banalmente, esistono specifiche strutture di controllo, lo sportello micotico dell’Asl, a cui rivolgersi. È bene non rischiare mai, anche perché i nostri boschi sono pieni di tutte le specie di funghi».

(c.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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