La manifestazione
«L’ultimo giallo nasce da un’idea di mia moglie»
Scienza e letteratura insieme, la ricetta per capire la vita Un medico diventa investigatore nel romanzo che esce il 31
PISA. «Può chiamarmi fra sei minuti esatti? Mi scusi, ma sto lavando i piatti..».
È una persona immediata e sorprendente Marco Malvaldi, scrittore pisano di successo, che si cimenta questa volta con un giallo ancora una volta di ambientazione toscana, ma che non ha per protagonisti i soliti vecchietti del BarLume nella pineta di Vecchiano, bensì un medico, guarda caso un ricercatore, e una filologa.
Gli propongo un’intervista sull’ultimo romanzo, “Milioni di milioni”, che esce il 31 ottobre, edito come tutti gli altri suoi libri da Sellerio, e lui, ironico come sempre, mi rimanda a poco dopo. Lo richiamo.
Allora, li ha asciugati bene i piatti?
«Sì ho finito».
Un altro giallo, in linea con il filone noir...
«In linea, contiene anche questo un mare di cretinate, ma con una piccola differenza: non ci sono personaggi seriali, invece c’è un discorso serio latente, che la scienza e la letteratura sono due facce del sapere umano. È un concetto che mi sta a cuore. L’idea non è mia, è di mia moglie: la trama è sua, io ho solo attaccato la ciccia allo scheletro».
Un plagio?
«Beh, può essere, per questo lavo i piatti: l’accordo è che lo farò fino al 2016, per riconoscenza...».
Scena del crimine Montesodi Marittimo, questo paese è immaginario?
«Si, ma lo collocherei idealmente fra Massa Marittima e Monteverdi Marittimo (mentre risponde si sente in sottofondo la moglie che precisa luoghi e significati). Insomma Maremma. Anche se quello che descrivo in realtà è San Buono, in Abruzzo, paese che conosco bene».
Il medico finirà per esser sospettato di omicidio, ma è proprio lui a far scoprire che di delitto si è trattato e non di morte naturale..
«Si, ma di fatto è l’unico senza alibi e l’aver fatto scoprire la verità non può essere un alibi credibile. Sarà lui a vestire i panni dell’investigatore, insieme ad una ragazza conosciuta sul posto, una filologa esperta di medievistica. Ecco: scienza e letteratura...».
Diamo un’anima agli ingegneri, diceva Babel....
«Sì, ma anche un po’ di ingegneria ai poeti. Ci sono fior di scienziati che sono stati anche poeti, pensiamo a Primo Levi o a Isaac Asimov. È un fisico lo sceneggiatore di Star Treck, lo sono gli sceneggiatori dei Simpson».
Lei appunto chimico, ma letterato. E la sceneggiatrice del libro, sua moglie?
«Anche lei chimica, come me, ma con una grande cultura umanistica, più della mia».
È vero che ci vogliono tutte e due le cose, ma quel che rovina la nostra scuola ad esempio è proprio un una grande carenza scientifica, uno sbilanciamento fra sfornare laureati nel settore umanistico e pochi nell’altro...
«Soffriamo di una grande mancanza di educazione scientifica, ma è proprio questa mancanza che si traduce poi nella mancanza di capacità di accettare la realtà. È così che nascono, ade esempio, i Fiorito. Bisogna dire grazie alla buona riforma Gentile degli Anni Venti: abbiamo un grosso svantaggio culturale e pensiamo di poter cambiare i fatti con le parole».
A Pisa si vive un giallo im ambito scientifico in queste settimane, quello del Consorzio Pisa Ricerche. Chi è l’assassino, secondo lei? Chi lo sta uccidendo e chi ha rubato la contabilità?
«Devo dire che in passato ho anche lavorato per il Consorzio Pisa Ricerche, ma se mi chiede cos’è non saprei rispondere. Avendo i dati a disposizione ne parlerei anche con cattiveria, ma rischierei di parlarne a vanvera.
Posso dire che l’assassino in questi casi è senza dubbio chi crea oggetti vuoti, contenitori che non si capisce a cosa servono, e in ambito universitario se ne creano tanti per gettare fumo negli occhi a chi deve sborsare».
Del tipo?
«Ho visto enti come il polilab, il laboratorio per la ricerca dei polimeri... Ma a cosa serve? Molto spesso si creano cartelli per sistemare i fuoriusciti dell’università, si creano consorzi che non si sa a cosa servono, la cui ricaduta sulla ricerca è nulla, almeno per la mia esperienza...».
Ora sono spariti anche i libri contabili...
«Non me ne stupisco. Non accuso nessuno e non ho dati, ripeto, ma spesso si creano solo ulteriori appesantimenti amministrativi in grado di captare danaro e basta».
Insomma il mix ideale per conoscere la vita è mettere insieme scienza e poesia...
«È la realtà che ti dà la voglia di fuggire dalla realtà stessa....».
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