Il dolore
«Noi più arrabbiati degli ultrà»
L’associazione Amici del neonato: avevamo raccolto 20.000 euro
PISA. «Se la curva è arrabbiata, figuriamoci noi!». Dopo la polemica lanciata dagli ultrà del Pisa sulla pastorizzatrice donata all’ospedale e mai utilizzata, anche l’Apan, associazione pisana amici del neonato, rincara la dose: la colletta dei tifosi organizzata nell’aprile 2008 raccolse 4.047 euro; ma il resto della cifra necessaria a compare la macchina per la conservazione del latte materno – 20mila euro – proviene dalla stessa Apan. Così ieri il presidente, Massimiliano Ricotta, ha voluto puntualizzare un retroscena e un possibile sbocco per il futuro. In primo luogo, è vero che per prassi burocratica è stata scritta una lettera per chiedere all’Aoup, Azienda ospedaliera universitaria pisana, di accettare il dono dell’associazione; ma c’era un accordo precedente: «Noi abbiamo detto “vi facciamo un regalo, cosa volete?” e l’ospedale ha scelto la pastorizzatrice dal catalogo», ricostruisce Ricotta. Quindi se c’erano problemi di spazio e assenza di aree attrezzate a ospitare la macchina, essi dovevano essere noti prima. Inoltre, il presidente non è d’accordo sul fatto che sia l’Aoup a scegliere a chi dare la macchina: «Noi l’abbiamo donata a Pisa e se dobbiamo attendere il 2016 per vederla installata a Cisanello, è meglio darla ad altre strutture. Ma dobbiamo essere noi a proporre la destinazione». La settimana prossima l’Apan si riunisce in assemblea e decide se aspettare ancora o chiedere di girare il banco del latte ad altri. Infine Cristina Galavotti, direttrice del progetto “La cura del neonato e della sua famiglia”, aggiunge altri due spunti: «Possibile che l’Aoup non verifichi se ci sono responsabilità interne» della mancata attivazione della macchina? E ancora: ora Pisa prende il latte dall’ospedale “Versilia” di Viareggio; «se si fa un’analisi costi/benefici su quanto si spende in raccolta e trasporto», converrebbe utilizzare la pastorizzatrice pisana, a maggior ragione se «ci sono già due infermiere formate e la macchina ha i tubi attaccati. Non è vero che mancano gli spazi». (g.c.)
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