Sicurezza
Ladro maldestro, i segreti non sono persi
Dal cartaceo si può recuperare la documentazione. E intanto per i dipendenti di Pisa Ricerche è stata chiesta la mobilità
PISA. Un furto maldestro e, molto probabilmente, inutile. Inutile perché nonostante manchino i dati informatici degli ultimi anni di conti, bilanci, progetti e commesse del Consorzio Pisa Ricerche, attraverso altri dati, conservati in un altro server, e attraverso i faldoni cartacei ancora in sede, con un lavoro oneroso e certosino che richiederà non poco tempo e un discreto sacrificio da parte di personale non pagato e abbastanza teso, sarà possibile ricostruire tutto.
È la buona notizia sul fronte del tramonto annunciato e temuto dell’ente, la buona notizia insieme ad un’altra novità che finalmente può far tirare un sospiro di sollievo alla cinquantina di dipendenti della struttura: ieri infatti il presidente della società, Carlo Guelfi, presto liquidatore, ha fatto partire la richiesta di mobilità per tutto il personale, con la riserva, in caso di necessità, di studiare un piano per esaurire le varie attività.
Ieri la Digos, insieme alla squadra scientifica della questura, ha fatto un altro sopralluogo - dopo quello di martedì - negli uffici di Corso Italia, e subito dopo è scattata la messa in sicurezza dei documenti, tantissimi, superstiti: tutto il materiale cartaceo è stato radunato in un’apposita stanza che è stata sigillata e le cui chiavi sono in mano ad un responsabile designato dal presidente, mentre sono stati cambiati la serratura della porta d’ingresso e il codice di accesso per disattivare l’allarme, che andranno solo a chi accede all’appartamento.
Negli hard disk rubati dal server scassinato erano contenuti conti e documenti relativi agli anni 2007-2012, mentre i dati relativi agli anni precedenti sono stati archiviati sul software usato in precedenza. Molti dei dati scomparsi però, secondo la ricostruzione della polizia e secondo il personale amministrativo, potrebbero essere ricostruiti quasi in toto. Si trattava comunque di bilanci già esaminati e verifiche in parte fatte quasi interamente, per cui, per quanto non si abbia ancora contezza di tutto quel che manca e per quanto ci siano ancora molti timori, ci si sta indirizzando verso un cauto ottimismo, nonostante la situazione in cui versa il Conzorzio.
In mano all’advisor poi - al lavoro è lo studio associato Nacci di Santa Croce sull’Arno insieme ad un pool formato dagli avvocati Barachini e Brotini e dal dottor Bandini - ci sono le fotocopie dei rendiconti relativi agli anni 2011 e 2012.
E poi si confida, il giusto, nelle telecamere. Se nella struttura non ce ne sono, infatti, ce ne sono tante in Corso Italia, di banche, di privati, della videosorveglianza comunale, impianti che si sovrascrivono periodicamente, ma che dovrebbero restare, almeno quelli pubblici, in vigore per anche per una settimana.
Gli investigatori stanno cercando quindi di circoscrivere giorno ed orario del furto, in maniera di concentrare i controlli su precise fasce temporali, verificando chi e a che ora ha avuto accesso alla sede. Il furto, scoperto martedì, può essere avvenuto fra il pomeriggio del 9 e lunedì, ma i sospetti puntano sulla giornata di sabato.
Gli atti della Digos saranno trasmessi dalla questura alla procura in questi giorni per l’apertura di un fascicolo e le ipotesi di reato avanzate dagli investigatori spaziano dal furto aggravato al danneggiamento, senza escludere, al peggio, la bancarotta fraudolenta.
Step finale di questa brutta avventura sarà la prossima e molto probabilmente ultima assemblea dei soci, in programma per lunedì pomeriggio alle cinque a palazzo Gambacorti, quando si scriverà la parola fine su più di vent’anni di prestigio spazzati via nell’indifferenza generale, secondo molti dipendenti «vittime predestinate di scelte sbagliate e superficialità inaccettabili».
ALTRO SERVIZIO A PAGINA 9
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
