Il dolore
La Normale cresce e sbarca a Firenze
Il ministro dà via libera alla fusione col Sum, nasce un polo di eccellenza delle scienze umane. Beltram: «Via la polvere»
PISA. Regalo di compleanno per la Scuola Normale: nel giorno in cui ricorre l’anniversario numero 202 del decreto di fondazione, il direttore Fabio Beltram inaugura l’anno accademico; la cerimonia ospita un videomessaggio del ministro Francesco Profumo e questi ufficializza la fusione con il Sum, Istituto italiano di Scienze umane che ha sede a Firenze. Se ne parla da tempo, ma le parole del ministro dell’università rendono chiaro il senso dell’operazione: «Creare istituzioni più forti, più organizzate, più capaci di competere in termini di qualità e in termini di risultati nella grande competizione europea». La Normale si propone di ampliare il perimetro culturale destinato alla formazione post laurea, con corsi di perfezionamento e post dottorato nelle scienze sociali, cioè in discipline quali economia, diritto, antropologia: di fatto nasce la terza Classe che si aggiunge ai tradizionali insegnamenti delle due “storiche”, Lettere e Scienze. Un giorno di festa che Beltram suggella con un’altra buona notizia: nella classifica Arwu 2012 stilata dall’Università di Shanghai sui migliori atenei del mondo, la Normale rientra «nel gruppo dei primi cinque, unico ateneo europeo assieme a quattro atenei americani: Caltech, Harvard, Mit e Stanford». Un balzo in avanti rispetto allo scorso anno, quando la Scuola pisana era “solo” tra i primi dieci, «naturalmente nella versione normalizzata per taglia» della graduatoria. Ma il direttore non vuole «sovraenfatizzare» l’ottimo ranking, anzi trae spunto dalla vicenda per ricordare che «la valutazione acquista significato solo in presenza di un modello di sistema universitario condiviso e coerentemente perseguito». E questo modello, a livello italiano, registra qualche «inciampo», come per esempio «l’abilitazione nazionale con le sue procedure: il combinato di un turn over al 20% e di procedure di selezione “incerte” sarebbe devastante per il sistema della formazione universitaria nel nostro Paese». Non è finita: a fronte di un 30% di domande di dottorato provenienti da cittadini non italiani (addirittura del 50% se si conta solo la Classe di scienze) sono pochissimi gli stranieri ammessi. Una lettura rosea direbbe che gli italiani sono più bravi; il direttore della Normale la vede in modo diverso: «i giovani stranieri di maggior talento» non presentano domanda, perché associano la Normale all’Italia e finisce che la scuola d’eccellenza «sconta l’effetto Paese» e diminuisce la sua «attrattività». Beltram prosegue il suo obiettivo di maggior internazionalizzazione: «Attiveremo 21 corsi affidati a docenti esterni», di cui molti provenienti dall’estero. «Aumentiamo offerta didattica e stimoli culturali senza espandere l’organico della Scuola». Una tradizione secolare interrotta, ma il direttore lo racconta con soddisfazione: «Abbiamo spolverato».
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