Il Tirreno

Pisa

Il preside: «Consegna la pistola» Lo studente si rifiuta e fugge via

di Giovanni Parlato
Il preside: «Consegna la pistola» Lo studente si rifiuta e fugge via

Ecco il racconto di quei minuti di paura all’Iti. Un giovane entra a scuola sostenendo che la sua ragazza era importunata da un compagno di classe e punta l’arma (poi rivelatasi finta) contro un’insegnante

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PISA. Uno studente dell'Iti vuole cogliere l'attenzione di una compagna di classe. Lo fa in modo irruento, da smargiasso e un po' strafottente. Alla ragazza non gli va a genio, si sente anche in imbarazzo e ne parla a scuola e al suo ragazzo, un maggiorenne dell'istituto Fascetti. Quest'ultimo va a trovare il preside dell'Iti perché vuole che la sua ragazza non venga più importunata. Si presenta tranquillo e con modi educati, ma nello zaino nasconde una pistola. Che, da lì a una mezz'ora, punterà contro un'insegnate di lettere. Si saprà solo dopo che era un'arma giocattolo.

Ecco la cronaca di questa mattina a scuola. Noi l'abbiamo ricostruita con la testimonianza del preside ripercorrendo, passo dopo passo, cosa si sono detti i protagonisti di questa vicenda. Abbiamo voluto riportare le parole dei protagonisti dando loro una voce che rispecchia il contenuto dei dialoghi e quanto accaduto.

Nell’ufficio del preside. Lo studente del Fascetti entra a scuola e sale le scale. Porta lo zainetto a tracolla. Bussa all'ufficio del preside dell'Iti, Odoardo Fontani, lunedì intorno alle 10.30. Al preside dice di non essere uno studente dell'Iti, ma di essere venuto per chiedere un chiarimento. «La mia ragazza - dice - è una studentessa di questa scuola. E un suo compagno di classe la sta importunando con attenzioni e atteggiamenti che lei non gradisce». Il preside risponde di avere sentito parlare di questa storia e cerca di tranquillizzare il giovane: «Ritengo che non ci sia niente di preoccupante perché in caso le insegnanti me lo avrebbero segnalato».

Quindi, il preside domanda al ragazzo: «Ti sei chiarito con l'altro studente?». E il giovane risponde: «L'ho incrociato fuori, voleva chiarire ma gli ho detto che sarei andato prima dal preside per avere chiarimenti direttamente da lui». «Sì, hai fatto bene a venire prima da me», dice a sua volta il preside.

Entra la ragazza. Odoardo Fontani fa chiamare la studentessa che si presenta all'ufficio con il registro di classe in mano non sapendo i motivi per cui era stata chiamata.

Tutti e due i ragazzi sono seduti sulle due sedie davanti alla scrivania del preside il quale domanda alla ragazza: «Quando mi hai parlato di questo tuo rapporto conflittuale con il compagno di classe hai chiarito direttamente con lui la situazione?».

«No, non l'ho fatto perché non lo considero», risponde la ragazza.

E il preside aggiunge: «Hai sbagliato perché avresti dovuto seguire il mio consiglio», quindi il preside la congeda e la ragazza esce dall'ufficio.

Entra il compagno di classe. A quel punto lo studente del Fascetti, rimane in ufficio. Il preside decide di chiamare anche l'altro compagno accusato di importunare la studentessa per chiarire anche con lui questa situazione alla presenza del ragazzo. E il preside, a quest'ultimo, intima: «Esigo che durante il colloquio tu stia zitto e parlerò soltanto io».

Quindi si presenta in ufficio lo studente. È il preside che prende la parola: «A proposito del conflitto con la tua compagna di classe, ritengo che tu non abbia fatto niente di particolare perché in caso contrario i professori me lo avrebbero segnalato. Però se la studentessa mi segnala il suo disagio, ciò significa che i tuoi atteggiamenti non sono da lei graditi. Pertanto, è che tu faccia un passo indietro».

Lo studente ascolta le parole e risponde: «Va bene farò come lei mi dice. Pensavo di non avere fatto nulla di particolare». A quel punto il preside dice allo studente che può pure andare.

La stretta di mano. Lo studente si avvia alla porta, ma prima che esca il preside si rivolge a tutti e due i giovani: «Avrei piacere che se c'è stato questo chiarimento voi vi deste la mano».

E così avviene. Quindi lo studente dell'Iti torna in classe mentre l'altro esce poco dopo. Passano un paio di minuti e il preside sente un gran putiferio. Lo studente del Fascetti aveva bussato alla porta dell'aula chiedendo alla professoressa di lettere di far uscire la sua ragazza per poterci parlare. La professoressa risponde decisa: «No, non ti conosco e non posso far uscire una studentessa minorenne che mi è stata affidata».

Lo studente punta la pistola. È a questo punto che la situazione precipita. Lo studente estrae la pistola dallo zaino e minaccia la professoressa. In quel momento, nel corridoio passa un professore di religione che prova a calmarlo e arrivano anche alcuni collaboratori scolastici.

Al preside Odoardo Fontani, seduto nel suo ufficio, viene segnalato che un giovane si è introdotto a scuola con una pistola e ha minacciato la professoressa. Il preside si precipita chiedendosi chissà cosa mai sarà successo. Al ballatoio della scuola c’è molta concitazione e gli viene indicato il ragazzo che prima era nel suo ufficio: «E' lui!» gli dicono indicando il ragazzo il quale è rimasto accerchiato da insegnanti e bidelli. Il preside lo riconosce e gli rivolge subito la parola: «Vieni con me in presidenza».

«Metti la pistola sul tavolo». In quel momento il giovane non aveva più la pistola in mano, ma l'aveva riposta all'interno del suo zainetto. Lo studente segue tranquillo il preside, tutti e due entrano in ufficio e il ragazzo si mette seduto sulla solita poltrona dove era stato poco prima. Il preside guardandolo fisso negli occhi gli dice: «Ma sei impazzito?».

«È stato uno scherzo, non volevo», risponde lo studente. E come pronuncia quelle parole si mette a piangere.

Il preside continua: «Una pistola?» domanda quasi incredulo. E ordina: «Metti la pistola sul tavolo».

Lo studente si rifiuta. Allora il preside insiste e gli chiede: «Dove hai la pistola?».

«Nello zaino», risponde lo studente.

Odoardo Fontani insiste nel farsi consegnare l’arma. Ma il giovane continua a opporsi. A quel punto il preside comprende che lo studente non è più lucido e decide di non insistere. Anche perché crede che quella pistola sia vera.

Nella disperazione lo studente crolla: «Non chiami nessuno» e ripete più volte: «Non chiami nessuno, non chiami nessuno».

«Mi dispiace - afferma il preside - ma non è possibile perché sarei io passibile di denuncia e tu comunque saresti trovato prima o poi dai carabinieri o dai poliziotti».

Telefonata al 113. Nel frattempo il preside fa chiamare il 113 dal vicepreside, Stefano Mazzantini. Intanto, il ragazzo insiste: «Mi mandi via» e dicendo questo è sempre seduto e piange con lo zainetto a tracolla su una spalla.

Il preside replica: «È il caso che tu rimani, sarebbe meglio per te, se scappi e vai via complichi la tua situazione».

Il giovane fugge. In quel momento entra nell'ufficio di presidenza il professor Gonnelli il quale, anche lui, cerca di tranquillizzare il ragazzo e di trattenerlo in presidenza.

Il professor Gonnelli dice: «Tira fuori la pistola e posala».

Ancora una volta lo studente si oppone e continua a ripetere: «Mandatemi via».

Lo studente è sconvolto, prende lo zaino che ha sempre tenuto a tracolla e in un baleno esce dall'ufficio del preside.Il preside e il professor Gonnelli lo inseguono e giù all'uscita vedono che il giovane si dirige verso l'aereo che si trova all'interno della scuola, quello che si vede dalla strada di via Contessa Matilde.

Inseguimento a piedi. Nel mentre che il ragazzo sta uscendo da scuola inseguito dal preside e dal professore, all'Iti arriva la volante con due agenti. Il preside racconta velocemente quanto è accaduto. Un agente va con il professor Gonnelli cercando di non perdere d'occhio lo studente che cammina velocemente, mentre l'altro agente fa un giro con l'auto intorno alla scuola. Gonnelli vede lo studente entrare da un cancello confinante con la scuola Fascetti, infatti Iti e Fascetti sono separate da un muro che le delimita. Un cancello che la scuola Fascetti dovrebbe tenere chiuso ed aprire soltanto per i professori. Il preside e il professor Gonnelli escono dalla propria scuola ed entrano al Fascetti insieme ai due poliziotti, ma dello studente non c'è nessuna traccia.

A quel punto tornano nella propria scuola e chiedono di parlare nuovamente con la ragazza per avere alcuni chiarimenti. Successivamente il preside all'interno del suo ufficio racconta ai poliziotti quanto è accaduto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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