Il Tirreno

Pisa

Troppi debiti e misteri dietro i documenti spariti

di Mario Lancisi
Troppi debiti e misteri dietro i documenti spariti

Preoccupazione e allarme delle autorità. Ci si chiede quali verità scomode voglia nascondere il ladro della contabilità del Cpr, nato venticinque anni fa

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PISA. La fine di una storia venticinquennale sembrava scritta: lunedì prossimo l’assemblea dei soci per verificarne l’indisponibilità alla ricapitalizzazione e martedì i libri contabili in tribunale per il là alla procedura fallimentare.

E invece una mano delittuosa ha manomesso il server e ha rubato 3 hard disk contenenti i dati contabili e amministrativi nonchè i progetti del Centro Pisa ricerche (in sigla Cpr). Lì con tutta evidenza non ci sono solo numeri in rosso, ma anche verità scomode. E commesse, progetti e quindi la ricchezza rimasta del Cpr, stimati in circa 3 milioni. «Se fosse accertato che quegli strumenti e quelle carte sono stati sottratte sarebbe un fatto gravissimo, un reato compiuto per occultare eventuali responsabilità», sostiene il sindaco Marco Filippeschi. Che ha così subito indicato, senza tanti giri di parole, la gravità di quanto accaduto.

Qui non è più il ballo soltanto il destino, per quanto importante per i lavoratori e la il mondo della ricerca pisana, del Consorzio nato nel 1987 come esperienza pilota di rapporto tra pubblico e privato. I soci sono infatti la Regione, la Provincia, il Comune, ma anche l’università, la Normale, la scuola Sant’Anna e aziende private blasonate come Piaggio, Finmeccanica e Telecom. Dai fondi in rosso del Consorzio rischiano di emergere scenari oscuri, qualcosa di indicibile che si vuole evitare che affiori. Un gesto disperato insomma per impedire che vengano a galla vicende delittuose.

Dalle mani del liquidatore, il giovane commercialista Carlo Guelfi, la storia del Consorzio rischia di passare in quelle della magistratura. Dal contabile al penale.

In città un po’ tutti - a cominciare dal sindaco - sperano che la verità emerga quanto prima e che magari si riveli meno preoccupante e inquietante di quello che appare a caldo. Fatto è che il Consorzio presenta conti pesanti: più di un 8 milioni di passività. Che la stessa prorettore dell’Università Ada Carlesi ha denunciato proprio al Tirreno che chi ha gestito il Consorzio ha commesso errori non da poco.

Ora è il momento di vederci chiaro. Un conto sono errori di gestione come l’acquisto di una sede troppo grande e costosa e un altro la manipolazione dei numeri per interessi oscuri. I soci finora molto silenziosi sono chiamati ad uscire allo scoperto per far luce su «un’azione scellerata», come l’ha definita il presidente della Provincia Andrea Pieroni. Nell’interesse dei lavoratori e di una città considerata una capitale italiana della ricerca e della scienza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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