Il Tirreno

Pisa

Pisa ricerche, furto nella sede Rubato l’hard disk con i conti

dI Candida Virgone
Pisa ricerche, furto nella sede Rubato l’hard disk con i conti

Qualcuno ha scassinato il server e ha portato via i dati su contabilità e amministrazione Poi ha fatto sparire interi faldoni sugli ultimi anni di gestione. Nessun segno di effrazione

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PISA. Spariti. Rubati tutti i documenti contabili e amministrativi contenuti nella memoria informatica del Consorzio Pisa Ricerche, portato via anche diverso materiale cartaceo, interi faldoni, in particolare relativi a commesse e progetti. Un furto scoperto martedì mattina, ma forse avvenuto qualche giorno prima e che ha gettato ancora di più nel caos, se si può, i dipendenti, rimasti allibiti.

Che motivazioni ci sono dietro un gesto del genere e a chi può giovare la sparizione dei conti del Pisa Ricerche in un momento come questo, in cui - fra debiti milionari e indifferenza - si va verso la liquidazione e si rischia il fallimento? Intorno a questo interrogativo ruotano le indagini della polizia, che martedì mattina ha fatto un sopralluogo nelle stanze della sede del Consorzio, in Corso Italia 116. Chi è entrato aveva le chiavi e conosceva perfettamente il codice che disinnesca l’allarme, ma le chiavi della struttura, andate negli anni in mano a tanto personale, possono essere nella disponibilità di decine e decine di persone. Senza dubbio in quelle del personale, 55 dipendenti, una quarantina dei quali più assidui anche in queste settimane, nonostante sia in atto uno sciopero più formale che effettivo, sospeso di fatto nelle ultime ore. Sospeso nel momento in cui c’è da capire quante e quali carte siano sparite per sempre e perché, da un personale impegnato, nonostante da mesi senza stipendio, a fare controlli difficili e laboriosi. Ma le chiavi erano anche nelle mani dei vertici che negli anni si sono succeduti alla guida di quello che doveva essere il fiore all’occhiello della ricerca pisana.

C’è da chiedersi però che interesse avrebbe il personale, in una fase così delicata, a incancrenire una situazione già difficile. «Un atto come questo - spiega Emanuele Brambilla, grafico del Consorzio e rappresentante delle Rsu - può creare nuovi problemi gravissimi, come ritardare molto la possibilità del ricorso alla mobilità». Questo strumento è stato infatti chiesto all’attuale presidente, nominato liquidatore, il commercialista Carlo Guelfi, e i dipendenti vogliono finalmente sapere se questa pratica è stata avviata. «Non succede in nessuna azienda - sottolinea un’impiegata - che si continui a chiedere la disponibilità di personale che non si paga da mesi e per cui non si è fatto ricorso agli ammortizzatori sociali». Chi ha scassinato l’hard disk e rubato i cd che contenevano i conti del Cpr, il primo e le copie, evidentemente temeva - è uno dei legittimi sospetti - che in caso di fallimento i libri del Consorzio venissero spulciati in tribunale, per quanto forse, se si avevano dei timori, sarebbe stato meglio farlo prima dell’arrivo dell’advisor, avvenuto qualche settimana fa.

C’è poi chi non esclude un’azione fatta per sfregio, da qualcuno adirato che ha smattato: ma chi rischierebbe di essere sorpreso a compiere un atto così grave solo per fare un dispetto? L’ipotesi che regge meno di altre. Il presidente ha chiesto ai dipendenti la lista di chi nell’ultima settimana, dal summit del cda in cui è stato deciso lo sciopero, è entrato nella struttura, i giorni e gli orari: i dipendenti l’hanno già compilata. A raccontare qualcosa è anche il sistema di allarme, che registra accessi e chiusure, pur se non di chi. Di certo alcune persone sono entrate sabato e sono state lì dalle 11 del mattino alle 8 di sera: potrebbero essere le telecamere di Corso Italia, che sarebbero state acquisite dagli investigatori, a chiarire l’ingresso di eventuali nomi assenti dalla lista chiesta da Guelfi.

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