Sicurezza
Pisa onorerà la memoria di Pinchera
Folla ai funerali del professore scomparso giovedì. Il sindaco e il rettore: progetti e studi per proseguire il suo lavoro
PISA. «La massiccia presenza della gente ci aiuta a capire quanto bene ha fatto il nostro fratello Aldo Pinchera». Così, con il suo accento polacco, padre Tommaso Rylko, parroco della chiesa di San Francesco, ha cominciato ieri pomeriggio il funerale del famoso endocrinologo morto il giorno prima nella sua casa per un attacco cardiaco all’età di 78 anni. Una messa cantata cui hanno partecipato centinaia di persone: in prima fila la famiglia del professore e le autorità, poi tantissimi cittadini. E sia le une che gli altri, in diversi momenti del rito non sono riusciti a trattenere le lacrime.
Di fronte all’altare erano esposti i gonfaloni di Comune, Università, Scuola Normale e Scuola Sant’Anna, rappresentanti in chiesa rispettivamente dal sindaco Marco Filippeschi e dai rettori Massimo Augello, Fabio Beltram e Maria Chiara Carrozza. Ma è impossibile citare tutti i presenti: erano quasi al completo anche gli organici di Provincia, Azienda ospedaliera universitaria, corpi militari e tanti altri enti. L’omelia è stata affidata a don Luca Casarosa, cappellano dell’ospedale di Cisanello: «Un privilegio e un imbarazzo dire due parole su Aldo», ha esordito, rivolgendosi poi «alla signora e alla sua famiglia per unirmi nel dolore». Ma Casarosa ed i molti altri che sono intervenuti hanno voluto anche dare un tocco lieve al rito: «Lui ci guarda e continuerà a sorridere come quando entrava in reparto». Il cappellano ha fatto un ritratto dell’uomo: «Quanto tempo ha “perso” con le persone. Com’è bello questo dialogo, questo capirsi» e ha provocato il primo degli applausi spontanei che hanno interrotto più volte le esequie.
Anche il sindaco ha evidenziato la disponibilità di Pinchera: «Pur avendo impegni internazionali, dedicava tempo a coltivare rapporti, in particolare con i giovani». Ma Filippeschi ha preferito parlare del futuro, di quello che il medico ha lasciato e di come proseguirlo: «Un giorno, nella sua stanza a Cisanello, quando mi parlò del nascente “Istituto europeo per la prevenzione e terapia dell’obesità”, gli proposi di lanciare insieme il progetto “Pisa che cammina” per migliorare la qualità della vita». Proprio qualche giorno fa sono arrivati i finanziamenti per il percorso pedonale da Piazza dei Cavalieri a via Santa Maria, legato a “Pisa che cammina”. «Il progetto è un lascito prezioso: lo porteremo avanti in suo nome, è un impegno che rispetteremo», la promessa del sindaco. Intenzioni simili da parte di Augello: «L’Università saprà onorare la figura del maestro con iniziative scientifiche che svilupperanno il suo lavoro», e si può immaginare che saranno convegni e borse di studio. Tra i tanti saliti sull’altare per commemorare Pinchera, l’endocrinologo Enio Martino è l’unico che non è riuscito a finire il suo intervento per la commozione; ma ha fatto sorridere tutti i presenti quando ha simulato un dialogo con il suo collega defunto per prendere accordi su chi dovesse portare l’Armagnac, la più antica e prestigiosa acquavite francese, che non mancava mai nelle riunioni di Pinchera con gli amici.
Tutti gli altri, tra pause, respiri profondi e parole incespicate hanno dato il loro tributo: Domenico Andreani della Società italiana di endocrinologia, i professori Mario Petrini, Paolo Miccoli e Paolo Vitti, gli specializzandi e gli allievi di Pinchera che hanno strappato l’applauso più lungo. Le offerte della messa sono state destinate alla mensa dei poveri di San Francesco e al progetto di beneficenza per i bambini dell’Ecuador.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
