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Pisa

Rebeldìa

Doppio corteo per chiedere diritti e spazi d’aggregazione

PISA. “Diritti nello spazio” è il titolo del corteo organizzato per oggi dal progetto “Municipio dei beni comuni” cui aderisce Rebeldìa: partirà da piazza Manin alle 9,30 e si concluderà alla ex...

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PISA. “Diritti nello spazio” è il titolo del corteo organizzato per oggi dal progetto “Municipio dei beni comuni” cui aderisce Rebeldìa: partirà da piazza Manin alle 9,30 e si concluderà alla ex polveriera del Cep. Due luoghi simbolo: il primo, alle porte di piazza dei Miracoli, è il luogo dove si concentra gran parte dei venditori ambulanti immigrati; il secondo è in un quartiere delicato per la situazione sociale e rappresenta il degrado degli spazi (demaniali) abbandonati, in contrasto con la carenza di luoghi aggregativi. Nelle premesse la manifestazione è un «momento pubblico» per parlare di «ambiente, migranti, lavoro, cittadinanza, socialità, riutilizzo, recupero e riqualificazione degli spazi urbani, liberazione dei saperi». Ma oltre al percorso autorizzato è molto probabile che una parte del gruppo a un certo punto segua un’altra direzione: il secondo troncone del corteo potrebbe raggiungere un opificio in disuso nel quartiere Porta a mare dove il “Laboratorio delle disobbedienze” vorrebbe «riconsegnare alla città e alla cittadinanza quanto in questi anni di speculazione e di crisi è stato sottratto. A Pisa un nuovo spazio sarà liberato, inaugurato e restituito».

Il comunicato di convocazione della Common street “Diritti nello spazio” non lascia dubbi e si traduce in un solo modo: questa mattina le 33 sigle che aderiscono al centro sociale occuperanno quella che intendono far diventare la nuova sede di Rebeldìa. Inoltre, è probabile che all’arrivo del corteo nel punto individuato «in un percorso che viene da lontano, la cui meta è nota da mesi», il lavoro di “liberazione” sia già stato effettuato da un altro gruppo.

Rebeldìa è senza sede dalla fine di febbraio del 2011, quando restituì l’area di via Battisti occupata anni prima per permettere la costruzione della Sesta Porta. Un protocollo d’intesa tra “disobbedienti” e le quattro istituzioni interessate – Comune, Provincia, Università e Ardsu, azienda regionale per il diritto allo studio – prevedeva che le ultime tre finanziassero le attività sociali con 15mila euro l’anno ciascuna per cinque anni e il Comune concedesse una sua area: nacque così il bando per l’ex palestra in via Andrea Pisano. Ma la gara andò deserta: i tre concorrenti non risultarono idonei mentre Rebeldìa non partecipò contestando molti punti del bando e ritenendo di aver diritto all’assegnazione diretta. Dopo varie battaglie a suon di carte bollate, il 20 gennaio di quest’anno il Comune ha annunciato la pubblicazione di un nuovo bando, uscito proprio giovedì scorso. Rebeldìa non può partecipare, perché le clausole prevedono l’esclusione di chi ha occupato edifici in passato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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