Italia
Riunioni e tanto lavoro nel suo ultimo giorno
Si è spento la sera guardando la tv seduto in poltrona accanto alla moglie Tanti messaggi. E Pippo Baudo è venuto a salutare l’amico Aldo e la famiglia
PISA. Quella di mercoledì è stata una giornata come le altre. Il prof. Aldo Pinchera è giunto al all'ospedale Cisanello alla guida della sua Ford Ka, una piccola utilitaria che parcheggiava facilmente.
Ad aspettare il suo ingresso al reparto di endocrinologia, come da trent'anni a questa parte, c'era Eleonora Caldelli, la sua fidata segretaria. E il suo ufficio, ieri mattina, quando la tragica notizia si è diffusa, è stata inondata da messaggi, telefonate, comunicazioni da tutta Italia. Eleonora Caldelli è commossa da tanta stima e affetto, ma sapeva bene che Aldo Pinchera aveva lasciato dietro sé un fiume di persone riconoscenti per quello che aveva fatto per loro. E le prime parole di Eleonora Caldelli sono per lui: «Per me è stato un privilegio lavorare col professor Pinchera, mi ha insegnato molto dal lato professionale e dal lato umano era una persona splendida».
Quella di ieri è stata una mattina speciale. Non si doveva aggiornare l'agenda, non c'era da guardare avanti perché il passato si è catapultato sulla scrivania della segretaria con continue attestazioni che ricordano a persona e il professore: una commozione fatta di semplici parole di gente comune e gente famosa come Pippo Baudo il quale è giunto all’abitazione di Pinchera ieri alle 19,20 per abbracciare i familiari. Baudo e Pincherà erano divenuti amici dopo che il professore lo aveva curato con successo per una grave malattia.
Negli ultimi sette-otto anni, Pinchera giungeva in reparto fra le 9,30 e le 10. E così anche mercoledì. «Abbiamo dapprima fatto un piccolo programma di quelli che erano gli impegni della giornata - dice Eleonora Caldelli -. Quindi, è cominciata una riunione per definire gli articoli da pubblicare nella rivista "L'endocrinologo" cui hanno partecipato quindici professori».
La riunione si è prolungata per tutta la mattina interrotta per un coffee-break. Al professore è bastato questo spuntino per continuare la sua giornata di lavoro. Da anni, il suo pranzo era frugale, veloce per cercare di far guadagnare tempo al lavoro. Nel primo pomeriggio, il professore si è trattenuto in reparto per due appuntamenti di lavoro, un incontro con alcuni colleghi per discutere della scuola di specializzazione.
«Alle 16,30 - continua la segretaria - il professore ha ripreso il suo lavoro in ambulatorio fino a sera tardi. La grande passione non gli faceva sentire la fatica. Quindici giorni fa era tornato da un convegno in Canada dove era stato una settimana. Rientrato in reparto, ha ripreso il suo lavoro tranquillamente e con i suoi soliti ritmi».
Nessun presagio di quello che poi sarebbe accaduto a casa. Una giornata come ne aveva trascorse mille e mille. E nessun presagio di quello che poi sarebbe accaduto neanche per la moglie Maria, da tutti chiamata affettuosamente Chicchi, con cui il professore era sposato da 51 anni. «Fra le 11 e mezzo e mezzanotte - racconta la moglie - stavamo in sala a guardare la tv, lui era seduto in poltrona quando ha avuto un po' d'affanno e poi ha chiuso gli occhi colto da un infarto. È morto così. Ho chiamato i soccorsi, è venuto anche il professore Salvietti, un nostro amico carissimo, ma non è stato possibile fare nulla».
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