Sicurezza
Da Roma giro di vite sulla gestione degli stabilimenti
TIRRENIA. Nulla di fatto per i sindacati dei balneari che due giorni fa sono andati a Roma per un incontro con il ministro Piero Gnudi e che credevano risolutivo per la sorte degli stabilimenti....
TIRRENIA. Nulla di fatto per i sindacati dei balneari che due giorni fa sono andati a Roma per un incontro con il ministro Piero Gnudi e che credevano risolutivo per la sorte degli stabilimenti. Infatti, il ministro ancora una volta si è rifiutato di consegnare loro la bozza del decreto sulle spiagge e i sindacati sono tornati a casa con una sola certezza: le concessioni demaniali andranno all’asta dopo la scadenza prevista il 31 dicembre 2015.
Ma per Fabrizio Fontani, vice presindente regionale della Toscana del Sib Confcommercio e consigliere nazionale sempre Sib Confcommercio, anche l’asta non è poi così certa mancando ancora tre anni. «Non parlerei proprio di aste ma di procedimenti con evidenza pubblica e direi invece, che l’unica cosa certa è che noi non ce ne andremo mai dai nostri stabilimenti – sostiene Fontani -, a costo di fare le barricate. E questo è un messaggio che non è ancora stato recepito da chi di dovere. Se pensano di mandare a casa 30mila famiglie in questo modo se lo possono scordare».
Invece, per Alessandro Cordoni, presidente di Confesercenti per il litorale e coordinatore della Fiba, l’asta è l’unica certezza. «È l’unica certezza perché nessuna parte politica e né il governo - spiega Cordoni -, si prende la briga di attenere la deroga dall’Unione Europea ed è questo che ci preoccupa. Al momento dell’asta sarà prioritario che vegano tutelate la professionalità di chi ha lavorato per anni nel settore del turismo balneare, le imprese familiari e poi vedremo. Sicuramente la gente è arrabbiata e esasperata e comunque di questo decreto si comincerà a parlare soltanto tra un mese e quelle esposte sono solo delle linee guida».
Nelle linee guida che il ministro ha esposto c’è anche un abbassamento della durata delle concessioni da un minimo di 6 anni ad un massimo di 25 mentre fino a poco prima si era parlato di un minimo di 9 ed un massimo di 30. Nelle stesse linee guida si dice anche che i Comuni non potranno dare più di una concessione ad uno stesso imprenditore.
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