Gioco
Al Don Bosco 352 detenuti ma ci sono solo 226 posti
PISA. Nonostante un lieve miglioramento rispetto allo scorso anno (51 detenuti in meno), la situazione della casa circondariale Don Bosco di Pisa resta difficile. Secondo l'ultimo aggiornamento, sono...
PISA. Nonostante un lieve miglioramento rispetto allo scorso anno (51 detenuti in meno), la situazione della casa circondariale Don Bosco di Pisa resta difficile. Secondo l'ultimo aggiornamento, sono detenute 352 persone a fronte di una capienza regolamentare di 226 e una capienza tollerabile di 305. Una criticità, quella del sovraffollamento, che rispecchia la situazione nazionale e che, insieme alla mancanza di personale e al degrado delle strutture, ha spinto il coordinamento nazionale dei “garanti dei diritti delle persone provate della libertà personale” a proclamare un mese di mobilitazione finalizzato «ad evidenziare la drammatica situazione del panorama carcerario italiano e a sollecitare Parlamento, Governo e pubblica amministrazione ad urgenti e improcrastinabili interventi legislativi ed amministrativi per affrontare i nodi più scottanti». I garanti chiedono al Governo l'emanazione di un decreto legge che intervenga su quelle leggi che comportano ingressi massicci di persone nelle carceri italiane: dalla legge sulle droghe, per garantire misure alternative ai tossicodipendenti ed evitare l'ingresso in carcere per i reati di lieve entità previsti dalla legge sulle droghe, a quella “Cirielli”, per impedire il meccanismo della recidiva sull'avvio delle misure alternative alla detenzione. Chiedono, inoltre, al Parlamento l'approvazione di cinque provvedimenti (modifica della legge Giovanardi sulle tossicodipendenze, ratifica del protocollo addizionale dell'Onu sulla tortura; approvazione della legge sulla tutela dell'affettività in carcere e della legge sull'introduzione del reato di tortura nel Codice Penale; approvazione dell'istituzione della figura del garante nazionale dei diritti dei detenuti) e altre misure al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
«Siamo ad un punto di non ritorno – spiega l'avvocato Andrea Callaioli, garante dei diritti dei detenuti al Don Bosco -. O si prendono determinati provvedimenti o si corre il rischio che la situazione esploda. E c'è il rischio che esploda in forme eclatanti e dolorose».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
