Sicurezza
Province, avanza la maxi area costiera
Pisa con Livorno, Lucca e Massa: il ministero vuole il minor numero di nuove realtà. Ma non rivede i criteri per il capoluogo
PISA. Sembra segnare un punto a proprio favore l’ipotesi di un’area vasta a quattro (ovvero Pisa con Livorno, Lucca e Massa Carrara) nel riordino delle province. Questa almeno è l’ultima indicazione che arriva dal ministero. Invece per la questione del capoluogo non giungono segnali sulla volontà di rivedere i criteri. Il capo dipartimento per le riforme istituzionali, Carlo Deodato, era tra i partecipanti lunedì a Roma ad un convegno promosso dalla rivista di diritto “Federalismi”. All’incontro c’era anche il sindaco Marco Filippeschi. Dal ministero, dice il sindaco, «fanno capire di essere disposti ad accettare deroghe sulle dimensioni territoriali, a patto però di non aumentare il numero delle province secondo lo schema di legge».
Questo potrebbe sbilanciare la discussione, ancora apertissima, dopo che il Cal (il consiglio delle autonomie locali) ha inviato non una, ma due proposte di riassetto all’attenzione del consiglio regionale. Il primo documento, redatto dal presidente del Cal (Filippeschi), prevede l’istituzione della città metropolitana di Firenze e di quattro province: Arezzo (se il governo accetterà come valido il parametro della popolazione residente e non del censimento), Prato-Pistoia (in deroga alla legge nazionale), Siena-Grosseto e un’area vasta della costa Pisa-Livorno-Massa-Lucca. Il secondo documento, dell’Unione delle Province (con in testa il presidente di Pisa, Andrea Pieroni), prevede invece 5 province e differisce dal primo solo per la ripartizione della costa che verrebbe suddivisa in due realtà: Pisa-Livorno e Massa-Lucca.
Dentro la maggioranza in consiglio regionale, e soprattutto dentro il Pd, si starebbero ora riproponendo le stesse differenze che hanno portato il Cal di fatto a non decidere. Il consiglio regionale dovrà cercare una sintesi delle due posizioni ed elaborare una proposta da inviare al governo entro il 23 ottobre. Se anche in Regione si dovessero ripresentare le stesse frizioni, se cioè non si dovesse arrivare ad un voto definitivo, a quel punto, come previsto dalla normativa, sarà l’intervento del governo a rompere l’incertezza.
E il capoluogo? La legge prevede che le città si possano mettere d’accordo andando, e solo in questo caso, contro l’attribuzione automatica al centro con più abitanti (Livorno). Su questo “mettersi d’accordo” il ministero sta affinando i contenuti, ma non rivede i criteri. Tra Pisa e Livorno parlare d’intesa è decisamente fuori luogo. E anche con una nuova provincia a quattro non ci sono margini. Le attenzioni, a proposito di capoluogo, si spostano ora su quello che sarà il decentramento dei servizi dello Stato. Per le questure tutto dovrebbe rimanere com’è, per le prefetture non è detto. A Roma si cerca comunque di evitare una sorta di capoluogo-prenditutto.
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