Italia
Menarini, duecento posti a rischio anche a Pisa
Allarme per i tagli annunciati dal gruppo farmaceutico dopo i provvedimenti del governo sui medicinali generici. Tensione all’assemblea dei lavoratori
PISA. Numerosi dipendenti del sito pisano del Gruppo Menarini - indiscrezioni parlano di 150-200 persone - rischiano il posto di lavoro. Se si verificasse, sarebbe uno tsunami occupazionale in una provincia che sta già pagando un conto salatissimo alla crisi economica. Nel tardo pomeriggio di martedì l’annuncio-choc dato dal direttore generale Domenico Simone ai sindacati: l’azienda – un impero con un fatturato di oltre 3 miliardi e mezzo di euro nel mondo e oltre 3000 dipendenti solo in Italia tra informatori scientifici, ricercatori, operai, tecnici e dirigenti nelle sedi di Lecco, Milano, Firenze, Pisa, L’Aquila e Pomezia (Latina) – manderà a casa oltre mille lavoratori.
La motivazione portata dall’azienda: il Governo, con il decreto della spending review, ha orientato i cittadini a ricorrere ai farmaci generici, mandando così in crisi le aziende farmaceutiche brand. Una ricostruzione che i sindacati non condividono pienamente e che, anzi, giudicano strumentale. Insomma, dietro la minaccia dei licenziamenti ci sarebbe il braccio di ferro con l’esecutivo Monti sui farmaci generici.
Ieri, mercoledì, i lavoratori dei siti produttivi si sono riuniti in assemblea. A Pisa, dove il gruppo raccoglie 530 dipendenti, si sono registrati momenti di tensione nella sala riunioni dell’azienda, in via Livornese in località La Vettola.
«Il management – ricostruisce Paolo Centamore, da vent’anni lavoratore alla Menarini e membro della segreteria della Femca/Cisl di Pisa - non ha ancora fornito dettagli su quali saranno i siti toccati dal provvedimento aziendale. Ci auguriamo di sbagliare, ma se i tagli saranno lineari, anche a Pisa molti dipendenti rischiano il posto».
Secondi i numeri forniti dal sindacato Femca/Cisl, dei 530 dipendenti del gruppo pisano, 370 informatori e 42 impiegati amministrativi prestano servizio nei Laboratori Guidotti, oltre 80 sono dipendenti di Lusochimica (produttori di principi attivi), 20 della Menarini Manufacturing (impegnati nella produzione di diluenti per strumentazione diagnostica), 20 sono i ricercatori.
I sindacati Filctem/Cgil, Femca/Cisl e Uilcem/Uil hanno chiesto un incontro alle istituzioni locali. E hanno ricevuto dai lavoratori il mandato a dare avvio - si legge in una nota delle sigle sindacali - «a tutte le iniziative di lotta necessarie a salvaguardare i posti di lavoro».
Già da ieri i dipendenti di Menarini non si rendono più disponibili a ore di straordinario o a qualsiasi richiesta di flessibilità. Oggi un'ora di sciopero in contemporanea con la protesta dei colleghi fiorentini. Un primo incontro dei dipendenti pisani e fiorentini è stato convocato per la mattina del prossimo 16 ottobre nell’unità di crisi sorta in seno all’assessorato regionale al lavoro.
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