Il dolore
Le opere del Centro Pecci per un anno alla Normale
PISA. Un asse che unisce Pisa e Prato per implementare e divulgare la ricerca nell’arte contemporanea. Con questa premessa che è anche un piano di intenti, due prestigiose istituzioni del mondo della...
PISA. Un asse che unisce Pisa e Prato per implementare e divulgare la ricerca nell’arte contemporanea. Con questa premessa che è anche un piano di intenti, due prestigiose istituzioni del mondo della cultura e dell’accademia quali il Centro di arte contemporanea di Prato "Luigi Pecci" e la nostra Scuola Normale, si sono unite per mostrare a Palazzo della Carovana, una parte significativa delle opere del Pecci. Dal 19 ottobre fino al 30 settembre del 2014, sarà possibile ammirare ed “interrogarsi” sui segni lasciati dall’arte contemporanea (soprattutto italiana) negli ultimi 30 anni. Un nome su tutti: Domenico (Mimmo) Paladino le cui sculture della corrente della Transavanguardia sono ad esempio nella collezione permanente del Metropolitan Museum of Art di New York. Accanto a Paladino, alla Normale saranno esposte in totale 17 opere dei seguenti artisti: Alessandro Alimonti, Marco Cingolani, Anna Esposito, Nicola Fabriani, Svetlana Kopystiansky, Nanda Lanfranco, Paola Levi Montalcini, Amedeo Martegani, Eugenio Miccini, Nino Migliori, Anne e Patrick Poirier, Renato Ranaldi, Hubert Scheibl e Mauro Staccioli. Il progetto propone un insieme variegato di opere composto per associazioni semantiche e ambientato in un inedito confronto con gli spazi di Palazzo della Carovana. «Si tratta di un percorso artistico selezionato tra oltre mille opere e che tende alla visione di un museo ideale», dicono dal Pecci. Tutto nasce da una sintonia di intenti tra i direttori della Normale, Fabio Beltram (nella foto) e del Centro Pecci, Marco Bazzini, entrambi concordi nell’unire le loro ricerche e sensibilità nel campo dell’arte contemporanea. «Pisa ha una grandissima opera di arte contemporanea, quel Tuttomondo di Keith Haring – dice Stefano Pezzato del Pecci – e nella nostra Toscana sono tantissime le tracce significative lasciate da artisti contemporanei». Come dire che non si vive di solo Rinascimento e Medioevo. Uno dei motivi che ha spinto il Pecci a privarsi di opere tanto prestigiose e significative, è quello della necessità di lavori in corso per l’ ampliamento dei loro spazi. E quindi, di necessità virtù; niente di meglio che far apprezzare le loro collezioni esponendo in sede dall’alto valore culturale ed accademico. Si tratta cioè di una sorta di dilatazione spaziale del centro pratese. Le opere che verranno esposte a Palazzo della Carovana provengono tutte da acquisizioni di mostre di arte contemporanea svoltesi presso lo stesso Pecci. E non si può dire che ci si troverà di fronte ad una semplice mostra visto che la Normale ospiterà quelle opere fino al 2014. Ecco che riaffiora con forza dunque, quella necessità di ricerca sull’arte contemporanea che le due istituzioni vogliono perseguire. Sarà logico aspettarsi anche incontri, seminari, momenti di divulgazione gravitanti intorno a questa esposizione da definirsi sicuramente come extra-ordinaria.
Carlo Venturini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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