Il Tirreno

Pisa

Consorzio in liquidazione evitato il fallimento

di Candida Virgone
Consorzio in liquidazione evitato il fallimento

L’ex presidente Guelfi nominato liquidatore, ha otto giorni per presentare un piano ai soci. I lavoratori intanto hanno deciso lo sciopero a oltranza

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PISA. È stata in un certo senso una liquidazione annunciata anche se ieri, all’inizio dell’assemblea straordinaria dei soci del Consorzio Pisa ricerche, che si è svolta nella sala dell’amministrazione provinciale alla presenza di un notaio, spirava un’aria terribile e si parlava chiaramente di fallimento in proprio. Intanto i dipendenti - che temono altre azioni penalizzanti per loro, con la mobilità solo per alcuni e non per altri - sono sconcertati del fatto che durante l’incontro non si sia parlato della loro messa in sicurezza. Proprio per questo ieri sera hanno annunciato, a partire da oggi e a oltranza, a seconda delle decisioni che verranno prese, lo sciopero. Oggi si fermeranno - per quello che può servire - per per otto ore. All’ex presidente del Cpr, Carlo Guelfi, nominato liquidatore, sono stati dati otto giorni di tempo per presentare ai soci il conto della liquidazione e convocare una nuova assemblea per arrivare nella maniera più indolore possibile alla effettiva messa in liquidazione di cui si parla da giorni ed evitare invece il fallimento. In base ai conti e al piano che verrà presentato, con l’indicazione di quanto serve a salvare la barca, i soci decideranno se possono integrare o meno la somma necessaria. «La cosa che ci fa impazzire - dicono alcuni dipendenti - è che la cifra che potrebbe servire oggi per la liquidazione è forse la stessa che qualche mese fa, solo ad aprile, sarebbe bastata per evitare tutto quello che è successo dopo».

Ieri è stato anche il momento decisivo per i conti: ci sono tre milioni di euro di attivo e otto di passivo, con una perdita di cinque milioni di euro. L’alternativa alle ricapitalizzazioni da parte dei soci appariva solo la spedizione dei libri contabili in tribunale per il fallimento. Di fatto, negli ultimi cinque esercizi, quattro si sono chiusi con un leggero utile, con passivi ed attivi in allineamento, mentre l’ultimo anno si è chiuso in perdita. Il vecchio cda, scaduto il 31 dicembre 2011 e in prorogatio fino all’approvazione del bilancio consuntivo, si è limitato in questi mesi alla gestione amministrativa ordinaria. Il bilancio preventivo 2012 approvato prevedeva l’equilibrio economico e finanziario con un fatturato di tre milioni e mezzo. Fino al 23 agosto il fatturato era di 800mila euro e qualcosa si poteva ancora fare. «Ma la mancanza di operatività - commentano alcuni dipendenti - e il fatto che il Cda in carica abbia svalutato i crediti e le rimanenze dei progetti sulla base di indici di prudenza hanno fatto esplodere il bubbone». Al 31 agosto la situazione è stata chiara e si è arrivati oggi ad uno sbilancio di cinque milioni di euro, mentre con i tre milioni residui forse non sarà possibile neanche garantire i creditori privilegiati, fra cui il personale. Proprio per questo i dipendenti non solo scioperano ma in molti pensano alle dimissioni, in modo da aver diritto all’indennità di preavviso e alla possibilità di essere considerati come creditori privilegiati. Fuori della sala hanno atteso per due ore la fine della riunione, in un clima di sconcerto più che di tensione, per la fine di una realtà che altrove ci invidiano e che a Pisa sta tramontando nell’indifferenza più assoluta.

All’incontro, grandi assenti i rappresentanti aziendali e presente il notaio Massimo Cariello, c’erano per il Comune l’assessore Giovanni Viale, per la Provincia il capo di gabinetto Alessandro Caprai, per la Scuola Sant’Anna e la Scuola Normale l’avvocato Trenta, per l’università il prorettore Ada Carlesi, per la Regione una dirigente.

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