Il Tirreno

Pisa

Biblioteca, l’ateneo si fa ancora avanti per avere la gestione

di Francesco Loi
Biblioteca, l’ateneo si fa ancora avanti per avere la gestione

Intanto un documento congiunto sul caso Sapienza approda in Senato accademico e in consiglio comunale

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PISA. Città unita per chiedere certezze sulla biblioteca universitaria ospitata nel palazzo della Sapienza. Lavoro di rifinitura ieri per il documento congiunto - Comune, Università, ma anche Provincia e Ardsu - che viene presentato oggi al Senato accademico e domani in consiglio comunale, dopo l’inserimento nell’ordine del giorno di una mozione con il carattere d’urgenza varato dai capigruppo ieri mattina. Un coro univoco per far arrivare al ministero dei Beni culturali più forte il messaggio di Pisa. Anche all’associazione Amici della Biblioteca è stato chiesto di sottoscrivere il documento. Non è difficile prevedere che uno dei passaggi salienti possa essere la richiesta al governo di prendere impegni precisi sotto il profilo economico: il sindaco ha ribadito la richiesta all’esecutivo di inserire uno stanziamento specifico nella prossima finanziaria. D’altra parte, dalla perizia allo spostamento dei libri, fino all’eventuale sede provvisoria, tutto ha un costo. E la biblioteca, pur chiamata universitaria e pur presente in una sede universitaria, è di proprietà e responsabilità ministeriale.

La proposta. Su questo punto, peraltro, anche nella conferenza Università-Territorio il rettore Massimo Augello ha rilanciato una sua proposta già anticipata al ministero: che sia la stessa Università a farsi carico della gestione della biblioteca. In questo modo si verrebbe a creare un corpo unico. Compreso il personale, i 37 dipendenti della biblioteca. C’è però una condizione indispensabile: che il ministero trasferisca all’ateneo le risorse economiche relative agli stipendi. L’Università non può aumentare il suo monte-dipendenti. Da Roma nicchiano, non è mai arrivata una risposta netta. Nel frattempo Augello avrebbe intenzione di mettere anche per scritto la sua proposta e, secondo alcune voci, lo avrebbe già fatto. Ma dal rettorato su questo non giungono conferme. Mentre la volontà di mantenere la biblioteca all’interno della Sapienza, senza contrapposizioni con giurisprudenza, è stata ri sottolineata. E intanto si guarda alle mosse del ministero, come la recente scelta del San Matteo.

San Matteo. Ecco, su questa sede anche l’Università attende di comprenderne meglio le finalità. Si parla di un punto di consultazione. La soluzione è ideale sotto alcuni aspetti, non avendo necessità di interventi strutturali (e quindi di spese eccessive). La parte del complesso di San Matteo designata è quella che ospitava una sezione del Dipartimento di Storia d’Arte. Improbabile però che in quei locali possa essere spostata una gran quantità dei libri della biblioteca della Sapienza. L’ipotesi di una sede provvisoria (come servizio o come magazzino) resta in piedi. Tutto dipenderà dal passo fondamentale che in questa vicenda ancora non è stato fatto.

La perizia. E’ questo il passaggio che manca. Si è insediata la commissione tecnica, guidata dal Dipartimento di ingegneria civile e industriale. Si tratta del soggetto che dovrà occuparsi di svolgere le prove di carico e tutto quanto serve per verificare la stabilità dei solai della Sapienza. Dall’esito di questi controlli discenderanno le mosse successive. Al momento si fanno diverse ipotesi e nessuna viene scartata, compresa quella della possibilità di lasciare i libri dove sono, almeno in larga parte, spostandoli di piano. Siamo comunque ancora al livello di indiscrezioni. Ogni soluzione, in ogni caso, comporta dei costi e una certa tempistica. La copertura dei costi è, appunto, uno degli aspetti principali sui quali batte la città nel testo congiunto. La tempistica - a cominciare dall’esigenza di trovare una vera sede provvisoria o meno - è invece legata alla scelta della soluzione per arrivare poi alla riapertura della Sapienza, anche al di là della questione biblioteca. C’è tutta quella parte di Pisa, con in testa i commercianti della zona, che sta aspettando ancora di avere le prime certezze dopo la chiusura dal 29 maggio scorso in seguito ad un’ordinanza sindacale dopo i danni causati dal terremoto in Emilia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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