Il Tirreno

Pisa

ORA DAI SOCI OCCORRE RESPONSABILITÀ

di MARIO LANCISI ; «L’ateneo, come altri soci, non ha più un forte interesse per come si è strutturato nel corso del tempo». È abbastanza legittimo che i soci pubblici e privati, decidano di chiudere pagina. Ma questo deve avvenire con una forte assunzione di responsabilità nei confronti della città e dell’intera Toscana. Il che significa in primo luogo spiegare come sia stato possibile un deficit di quasi 5 milioni. E in secondo, davanti alla casa in fiamme, i soci non possono nascondersi. Devono prendere in mano l’intricata matassa e indicare comunque un futuro possibile per i lavoratori e, più in generale, per la ricerca a Pisa. Occorre una risposta responsabile e forte.

di MARIO LANCISI Per i quarantanove ricercatori del Consorzio Pisa ricerche (Cpr in sigla), da sei mesi senza stipendio, oggi potrebbe essere l’ultimo giorno di una passione, di un sogno: quello di...

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di MARIO LANCISI

Per i quarantanove ricercatori del Consorzio Pisa ricerche (Cpr in sigla), da sei mesi senza stipendio, oggi potrebbe essere l’ultimo giorno di una passione, di un sogno: quello di lavorare per il futuro delle imprese. Si riunirà infatti l’assemblea dei soci pubblici e privati (dalla Regione a Finmeccanica, dall’università pisana alla Kaiser livornese)per decidere il futuro del Cpr.

Come abbiamo anticipato domenica, il cda, presieduto da Carlo Guelfi, presenterà ai soci scenari cupi. Il concordato preventivo in continuità, auspicato dai soci, che avrebbe potuto consentire al Consorzio di rimettersi in piedi e di riprendere il cammino (anche se sarebbe un cammino fortemente ridimensionato), non sembra possibile, conti in rosso alla mano.

Da qui lo scenario fosco del concordato liquidatorio (che però sembra possibile solo alla condizione che i soci facciano ulteriori esborsi economici), o addirittura del fallimento. E, su questo finale di partita, incombe il giudizio del prorettore Ada Carlesi, così come si ricava dal verbale dell’ultima assemblea:. «L’ateneo, come altri soci, non ha più un forte interesse per come si è strutturato nel corso del tempo».

È abbastanza legittimo che i soci pubblici e privati, decidano di chiudere pagina. Ma questo deve avvenire con una forte assunzione di responsabilità nei confronti della città e dell’intera Toscana.

Il che significa in primo luogo spiegare come sia stato possibile un deficit di quasi 5 milioni. E in secondo, davanti alla casa in fiamme, i soci non possono nascondersi. Devono prendere in mano l’intricata matassa e indicare comunque un futuro possibile per i lavoratori e, più in generale, per la ricerca a Pisa. Occorre una risposta responsabile e forte.

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