Il Tirreno

Pisa

Il Comune batte cassa con i nonni

di Candida Virgone
Il Comune batte cassa con i nonni

Chiesti gli arretrati per l’affitto della sede al circolo Settemilauno. L’assessore: la legge lo impone

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PISA. Nonni sfrattati dal Comune: o pagano o niente sede per la loro storica associazione, il Circolo Settemilauno, esistente nel quartiere Don Bosco fin dalla fine degli anni Settanta. E sono anche in buona compagnia: i soldi infatti il Comune, e retroattivi, li ha chiesti anche ad altre quindici associazioni che fanno base nella stessa sede, i locali del Ctp 5 (ex 8, oggi diventata consiglio territoriale di partecipazione), in via Percy Shelley.

A protestare è il presidente del circolino, Mirella Vernizzi, una «ragazza» che ha sulle spalle 85 primavere impeccabilmente portate, ex portavoce del sindacato pensionati, nota esponente dell’Udi, in gioventù staffetta partigiana, ex contabile a riposo. Con l’ufficio patrimonio c’è un contenzioso in atto da tempo, di fatto formale. I soci, e con loro appunto quelli di molte altre realtà, ne fanno una questione di principio. «La cifra non è elevata - protesta Vernizzi - ma il metodo è inaccettabile. E in ogni caso non si può pretendere tutta insieme da gente che prende pensioni ridicole: a me dispiace anche chiedere quei pochi soldi ed il fatto che non si debba pagare solo quest’anno, ma pure i due precedenti. In quella stanza ci riuniamo tre volte alla settimana, martedì, giovedì e domenica, per due ore ogni volta, sei in tutto. Che facciamo? Bambole, le Pigotte, per l’Unicep, e gattini di lana per l’Agbalt, l’associazione genitori di bimbi affetti da leucemie e tumori. La domenica ci riuniamo per vedere qualche film o ascoltare un’opera. Oggi l’ufficio patrimonio ci chiede 1.148 euro e 75 centesimi per gli ultimi tre anni, 218,75 del 2010, 565 del 2011 e 365 di quest’anno. Noi non paghiamo. “Il vecchietto dove lo metto”: cantava Modugno...».

La cifra, divisa fra i soci, porterebbe a versare 33 euro a testa, non tanto, ma di fatto molti frequentatori - età media settanta anni - se sanno che per farsi un po’ di compagnia e far le bambole l’Unicef, pare fra le più belle confezionate da volontari nella penisola, devono anche pagare, magari al circolo non ci vanno più. Per esempio gli Alcolisti anonimi si sono scelti qualcuno che gli offrisse ospitalità gratis e lo ha fatto la parrocchia di Santo Stefano. Il Comune dai contributi delle 16 associazioni ricaverebbe una cifra di quasi settemila euro negli ultimi tre anni: a parte la spending review, ne vale davvero la pena?

«Il punto è un altro - risponde l’assessore comunale al sociale, Maria Paola Ciccone - perché nel 2006 è stato approvato un regolamento sul patrimonio che modifica di fatto il rapporto dell’ente col mondo associativo e per cui non si può più concedere una sede gratis. E in base alla legge 142 i dirigenti che non applicano il regolamento devono poi vedersela con la Corte dei Conti. Quei circoli inoltre hanno a suo tempo firmato un impegno sul pagamento degli arretrati. Che faremo? Stiamo studiano una soluzione che consenta di dare un contributo straordinario, compatibilmente col bilancio, alle associazioni più deboli e che hanno messo in atto azioni funzionali agli obiettivi sociali dell’ente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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