Italia
Quando Facebook combatte la solitudine
Dibattito al Lux sui social network con ricercatori dell’Università di Urbino ed esperti stranieri
PISA. Non è detto che chi ha tanti amici su Facebook sia più attivo nelle relazioni interpersonali. Certo è che i social network permettono di ampliare le conoscenze al di là delle limitazioni territoriali. Tutti d’accordo nell’affermarlo, i quattro ricercatori (due italiani e due stranieri) presenti al dibattito “Più amici o più soli?” tenutosi al Cinema Teatro Lux nell’ambito dell’Internet Festival. Dallo studio sull’uso che gli italiani fanno dei social network, finanziato dal ministero e messo a punto dai due ricercatori dell’Università di Urbino, Fabio Giglietto e Giovanni Boccia Artieri, è emersa una connessione tra Facebook e la solitudine. «Il che non significa però che l’uno causi l’altra», ha prontamente sottolineato Boccia Artieri.
Fatto sta che importanti sondaggi a livello internazionale hanno di fatto evidenziato un cambiamento: se nel 1985 ognuno aveva, in media, almeno tre amici con cui confidarsi, nel 2004 il numero è sceso a due. Colpa di Facebook? Per verificare da un punto di vista scientifico la relazione esistente tra social network e solitudine, i due ricercatori di Urbino sono partiti dall’analizzare il diverso approccio che ognuno ha con il social network per eccellenza. Arrivando alla conclusione che, per coloro che utilizzano Facebook in maniera attiva, comunicando attraverso i commenti e la chat, il social network comporta un beneficio in termini di diminuzione di solitudine. Se ci si limita invece alla cosiddetta one click communication, ovvero ad un uso passivo di Facebook, ad esempio mettendo soltanto “mi piace” agli status, il livello di solitudine permane.
C’è poi chi decide di restare fuori da questo mondo virtuale volontariamente. Mariann Hardey, ricercatrice inglese, ha condotto una ricerca su coloro che hanno deciso di “non connettersi”. «Rintracciare queste persone non era certo facile - ha spiegato - perciò lanciammo un messaggio pubblicitario sul periodico London Review of books chiedendo di mettersi in contatto con noi. Questi outsiders della rete ci risposero nei modi più vari: la maggior parte utilizzando il telefono fisso, una sola attraverso Facebook, alcuni con lettere e due inviandoci Cd contenenti musica». Al richiamo della ricercatrice hanno risposto circa in cento. Non si tratta di persone che non possono accedere alla rete; la maggior parte decide di non farlo perché ritengono che senza Internet la loro vita possa essere migliore, più ricca, che possano in questo modo dare maggiore sacralità ai rapporti. Un altro motivo che li porta a vivere lontano dalla rete è legato alla privacy. Infine, c’è chi non si “logga” sui social network per ribellione. «Quello che ho ricavato da questo studio - ha concluso Hardey - è che non è vero che se non si è “collegati” si è più infelici. Queste persone hanno dimostrato di sentirsi felici e realizzate».
Enza Chiappone
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
