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Pisa

Stop all’inchiesta su Mussi e Macchiarini

Stop all’inchiesta su Mussi e Macchiarini

Archiviata dalla procura: per il pm non ci fu colpa medica nella morte di un giovane paziente

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PISA. Non ci fu colpa medica. Archiviata l’inchiesta avviata dalla procura pisana un anno e mezzo fa, ad aprile 2011, su due nomi di eccellenza della chirurgia toracica nazionale e toscana, i professori Alfredo Mussi, di Pisa, e Paolo Macchiarini, di Careggi, primo al mondo ad aver eseguito un trapianto di trachea e al centro nelle ultime settimane di un’altra inchiesta che lo vede in stato di arresto.

In questo caso due chirurghi erano indagati per omicidio colposo in relazione alla morte di un ragazzo brasiliano di 24 anni, affetto da una patologia della trachea, che a fine 2010 fu operato e ricoverato a Pisa e successivamente, per circa tre mesi, fu portato dalla famiglia all’ospedale di Careggi, dove è spirato.

Pochi giorni prima della sua morte, avvenuta il 2 aprile 2011, a causa del suo peggioramento, la madre aveva presentato ai carabinieri di Forte dei Marmi un esposto diretto alla procura di Pisa perché si indagasse sulle cure ricevute dal figlio nei due ospedali.

Il giovane straniero, arrivato in Toscana, a Castelnuovo Garfagnana, in provincia di Lucca, alcuni anni fa con la madre, portava sul suo corpo le conseguenze di un violento incidente domestico avvenuto a gennaio 2010.

L’11 aprile 2011, a Firenze, si era svolta l’autopsia sulla salma dello sfortunato giovane, opera di un collegio di periti nominati dal pm inquirente, Antonio Giaconi: erano tre medici legali provenienti da Foggia, Siena e Chieti i quali poche settimane fa hanno depositato i risultati della loro perizia, secondo la quale non sono emersi profili di colpa medica né per l’intervento eseguito a Pisa, né per quello avvenuto a Careggi.

Il ragazzo, sottoposto dopo l’incidente a tracheotomia e peggiorato nel tempo, era giunto all’ospedale pisano a ottobre 2010 e poco prima di Natale era stato sottoposto, date le sue condizioni, a due interventi.

A fine anno la famiglia decise il trasferimento a Firenze, dove era stato sottoposto a nuove terapie e nuovi interventi. Ma la situazione era sempre più precipitata, fino al decesso, avvenuto la primavera successiva.

Nel corso della degenza il paziente, tracheotomizzato, aveva avuto varie complicazioni connesse con la sua patologia.

Durante i vari ricoveri era intervenuto anche un aneurisma, e di fatto il giovane non si era più ripreso. La famiglia, che alla morte del giovane aveva acconsentito alla donazione degli organi, era assistita dall’avvocato Alessi di La Spezia.(c.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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