Sicurezza
Pagelle dei vini pisani con più ombre che luci
Poche soddisfazioni dalla nuova edizione della Guida dell’Espresso Le eccezioni sono i rossi con brand affermato. “Le Code” è la sorpresa
PISA. Poche luci e molte ombre per la produzione vinicola pisana secondo la “Guida Vini dell’Espresso”, il cui compito però - vale la pena ricordarlo - è quello di segnalare le eccellenze, ma anche e soprattutto il rapporto qualità/prezzo dei prodotti presi in esame. Molto è stato fatto in questo settore, negli ultimi decenni: le aziende, ma soprattutto i produttori, in gran parte giovani, hanno scelto una non facile quanto antica professione come dimostra il milione di litri (solo per le Docg) prodotti nella nostra provincia nel 2011. Una produzione sempre di ottima qualità che ben figura sulla tavola di casa come su quella di ristoranti, non solo toscani, e soprattutto reperibile (anche in enoteca) ad un prezzo che varia tra i 6 ed i 10 euro.
Adesso servirebbe uno sforzo collettivo supplementare, un passo deciso verso un’identità dai confini meno sfumati, una regia lucida nel perseguire un obiettivo condiviso. E invece il movimento vinicolo pisano va avanti in ordine sparso, senza un denominatore comune che ne valorizzi le potenzialità evitando la mistica dell’omologazione.
L’eccezione è costituita da certi rossi che ormai confidano in un brand affermato. Il “Veneroso” 2009 della Tenuta di Ghizzano, ad esempio, si conferma un vino affidabilissimo: elegante, slanciato, fruttato al punto giusto, meritevole di una menzione particolare perché associa qualità e prezzo accessibile. Come pure si dimostra degno di fiducia “I Renai” 2008 prodotto dall’azienda agricola di San Gervasio. La sorpresa è però rappresentata da “Le Code” 2009 prodotte nell’azienda Malacoda di Giorgia Madiai, figlia di Mario, pittore famoso non solo a Livorno, con una innata passione per il vino di qualità autentica.
Per il resto, nel Pisano i vini parlano con un’inflessione costiera. Castellina e Riparbella rappresentano la nuova frontiera, con terreni vocati e ben esposti, da cui scaturiscono rossi lontani anni luce dai supertuscans carichi e fruttoni, viceversa dimostrando di privilegiare l’eleganza e la compostezza stilistica. L’azienda agricola Caiarossa di Riparbella rappresenta l’immagine migliore del nuovo corso enologico pisano, con l’omonima etichetta (annata 2009) capace di centrare nuovamente la quota di eccellenza nell’annata. Il proprietario, Eric Albada Jergelsma, ha organizzato la propria azienda ispirandosi alla disciplina feng-shui, con colture biodinamiche concepite in un contesto paesaggistico moderno e suggestivo. La cultura new age sta dando buoni frutti, se è vero che persino il “Caiarossa oro” 2009 sfiora l’eccellenza, con la sua dolcezza ed i sentori di pesca e salvia.
Non da meno è il “Lupicaia 2009” del Terriccio di Castellina Marittima, dai consueti sentori balsamici, se possibile più elegante e setoso di sempre. Degno di menzione anche “La Regola” 2008 dell’omonima azienda diretta dai fratelli Luca e Flavio Nuti, che nulla ha da invidiare a certi bolgheresi che devono la propria fama più alla collocazione geografica che ai valori espressi. Infine va ricordata l’ottima performance del “Rosso delle Miniere” 2009 della fattoria di Sorbaiano, dopo anni trascorsi nell’anonimato.
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