Il Tirreno

Pisa

I veri intoccabili? I big dell’economia

di Francesco Loi
I veri intoccabili? I big dell’economia

Il coordinatore di Sel: «Sono insegnante precario, non certo un privilegiato. Stop ai doppi incarichi anche nel mio partito»

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PISA. «Gli inamovibili? Non cercateli solo nella politica, anzi. I Bulgarella, Pacini, Bottai sono più inamovibili di un sindaco». Dario Danti, coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia Libertà, di mestiere insegnante (precario), sposta il tiro e non di poco. Abbiamo parlato degli inamovibili nel Pd e di quelli nel centrodestra. Danti invita ad ampliare il raggio, a guardare anche verso i poteri economici. E soprattutto alle relazioni tra questi e «certa politica»: il nodo dei nodi.

Danti è nato a Pisa il 7 marzo 1977. Ha conseguito una laurea e un dottorato di ricerca in Filosofia. E’ attualmente docente di storia e filosofia, oltre che di attività didattiche per il sostegno, nelle scuole superiori pubbliche della provincia di Lucca. E’ giornalista pubblicista, avendo collaborato per anni con il quotidiano Liberazione e ora con Controradio. La passione per la scrittura l’ha trasferita anche ai libri. L’ultima fatica è quella scritta a quattro mani con Fausto Bertinotti: “Le occasioni mancate. 1991, 2001, 2011”.

E’ stato rappresentante degli studenti nel Senato accademico dell’ateneo pisano dal 1997 al 2000 e membro del consiglio di amministrazione dell’Azienda regionale per il diritto allo studio (2004/2008). Nella Rifondazione di Bertinotti ha contribuito alla nascita dei Giovani comunisti, ha fatto parte della segreteria regionale e nel 2005 è diventato segretario della federazione di Pisa. Ora, per Sel, è anche membro dell’Assemblea nazionale.

Danti, quando sente parlare di inamovibili in politica, lei che bilancio fa della sua esperienza personale?

«Ero funzionario a tempo indeterminato a Rifondazione. Nel 2006 ho lasciato per un incarico di insegnante precario nella scuola. Ho così dato risposta ad un mio convincimento: prima devi avere un lavoro tuo, perché con la politica non ci si può e non ci si deve campare (e tantomeno arricchire). Grazie al lavoro nel partito ho potuto finire gli studi e, in segno di riconoscenza, ho lasciato la liquidazione di quei due anni come sottoscrizione volontaria».

Rimpianti?

«No, faccio un lavoro che amo. Dallo scorso anno, insegnando ai ragazzi disabili e con difficoltà, mi sono reso conto che la scuola è il mondo, la vita. Molto più utile di certa politica...».

Sputi subito il rospo…

«Non è più il tempo di chi fa prima il segretario di zona, poi quello provinciale, e intanto magari il consigliere, quindi diventa parlamentare e pure il responsabile nazionale di qualcosa o il segretario regionale, poi il sindaco e, chissà, a fine carriera va a presiedere un cda per arrivare alla pensione (anzi alle pensioni). Credo sia molto di sinistra avere un lavoro proprio e poi fare politica».

Insegnante precario più l’incarico a Sel: alla fine del mese i suoi conti tornano?

«M’indigno quando si vuol fare di tutta l’erba un fascio siccome soffia il vento dell’antipolitica».

In concreto?

«Il mio Cud 2011 ammonta a 17.538,42 euro netti ed è quello di un insegnante, precario, con sei anni di anzianità. I nostri eletti ed elette versano a Sel una rilevante quota delle loro indennità di carica e dei gettoni di presenza. Sel vive dell’autofinanziamento degli iscritti ed i rimborsi (spese di viaggio, telefono…) restano al partito sotto forma di sottoscrizione. Questa è la politica che difendo. Altro che casta».

Dunque, niente rimpianti e qualche lezione data. Ma come la mettiamo con quelli che dicono che Danti sia un “governista-accordista”, al contrario di altri dentro Sel, per entrare nella prossima giunta Filippeschi?

«Sì, c’è chi mi accusa di volere un posto al sole. Ricordo però che, a parte la rappresentanza studentesca, non sono mai stato assessore o consigliere, ma sempre impegnato nei movimenti e nella vita di partito. Strano che certe critiche vengano proprio da chi non si vede in altro contesto che non quello di occupare un posto nelle istituzioni».

Lei quindi, in sostanza, sarebbe anche un possibile esempio di ricambio…

«Ribadisco: il ricambio non si fa solo accumulando incarichi istituzionali. Io sono per il limite di due mandati, indipendentemente dal partito nel quale sono svolti: dieci anni di deputato o consigliere o assessore sono un’esperienza importante e possono bastare. E poi dobbiamo smetterla con i doppi incarichi. Non si può, per esempio, svolgere al tempo stesso il ruolo di consigliere comunale a Pisa e di consigliere regionale».

Sta dando la sensazione di non fare un esempio a caso…

«Nella passata legislatura Roberta Fantozzi era la più assenteista del consiglio regionale perché spesso a Roma per il suo incarico in direzione nazionale di Rifondazione. Mi sono battuto perché si dimettesse e non tenesse il doppio incarico, ma non ce l’ho fatta: ho perso».

Torniamo al punto: ma i giovani hanno spazio in politica o è vera la storia dei soliti noti?

«Basta con la tiritera sui giovani. Quelli come me, di 30 o 40 anni, non sono più giovani. I ventenni sono i giovani, anche se alcuni sembrano dei matusa. Credo che, per un personaggio politico, sia essenziale soprattutto rendersi conto di quando si viene percepito come vecchio e, di conseguenza, farsi da parte: può succedere a 30 anni come a 60».

Certe battaglie, ormai, sono più combattute dentro i partiti che fuori: il “ribelle” Agostini è andato giù pesante con il suo collega Nocchi del Pd…

«Se il problema in questa città è Francesco Nocchi, come analisi politica direi che siamo alla frutta. Mi stupisce come da un giorno all’altro si sputi nel piatto dove si è mangiato. E non mi piace per niente».

Allora faccia la sua, di analisi della città…

«Dico semplicemente che chiamerei le cose con il loro nome. I Bulgarella, Bottai e Pacini sono più inamovibili di un sindaco. Il punto è la forza della politica rispetto ai poteri economici. Questo è il cuore della riflessione da fare: i poteri forti bisogna sapere quali sono e che relazioni hanno tra loro»

La sua ricetta?

«E’ tempo che la buona politica su questo s’interroghi davvero».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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