Il Tirreno

Pisa

Nel centrodestra tutte decisioni dall’alto

di Gianluca Campanella
Nel centrodestra tutte decisioni dall’alto

Da Luvisotti a Pizzi, alla Paoletti: per decenni nei posti che contano. Il centralismo ha frenato il ricambio generazionale

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PISA. Gli “inamovibili”: finora abbiamo guardato a sinistra. Ma esiste un problema analogo anche dall’altro lato della politica? Qualcosa del genere nella destra pisana c’è sicuramente stato, ma la narrazione richiede una premessa fondamentale: a livello locale le forze politiche che ora sono riassunte nel Pdl da anni non vincono le elezioni, quindi il fenomeno si può attestare solo su incarichi “minori”. Dunque, se alla domanda iniziale dobbiamo rispondere con degli esempi viene spontaneo partire da casi pisani che però hanno un respiro e una geografia più ampia.

Il caso più eclatante è Virgilio Luvisotti, per 15 anni consigliere regionale: una decina di anni fa ha deciso di abbandonare il Pdl e, dopo varie “elaborazioni” politiche, con la lista civica “Cittadini e territorio” si è candidato a sindaco di San Giuliano, dove adesso è consigliere comunale. Altro nome, Piero Pizzi: cinque volte eletto consigliere regionale, è stato coordinatore provinciale di Forza Italia prima e Pdl poi. Sulla scena politica da più di un trentennio, al recente congresso del partito non si è ripresentato e ora è in pensione. Infine Patrizia Paoletti: deputata eletta una volta in Piemonte, un’altra in Emilia Romagna, è stata candidato sindaco a Pisa nel 2008, capogruppo del Pdl per tre anni e poi si è dimessa per impegni internazionali.

Calati dall’alto. Tutti questi personaggi hanno un carattere in comune: più che apparire “attaccati” alla poltrona, sono sempre stati nominati da un partito che ha fatto del “centralismo democratico” una religione. Detto in modo spiccio: a Roma comandava (e comanda) Silvio Berlusconi, a Firenze comanda il livello regionale. Punto. Una subalternità statutaria denunciata dal livello pisano stesso, quando alle ultime regionali il candidato nel collegio di Pisa era il fiorentino Giovanni Donzelli, puntualmente eletto. Se di inamovibili si può dunque parlare, essi però sono calati dall’alto per le cariche che contano. In città restano le briciole. L’attuale coordinatore provinciale del Pdl, Silvia Silvestri, sceglie una battuta per presentare la situazione locale: «Se uno facesse a vita il consigliere comunale di Chianni, dovremmo dargli una medaglia e non accusarlo di essere inamovibile». Un modo per dire che con i gettoni di presenza di palazzo Gambacorti (il Comune di Pisa riconosce 72 euro lordi a seduta, con una media di sette riunioni al mese) «non si campa». Quello che Silvestri si sente di dire, allora, è una conferma della nostra analisi: «C’è stata una svolta con la stagione congressuale, ma il processo si è interrotto al livello provinciale». Traduzione: Petrucci eletto coordinatore comunale (poi si è dimesso ad agosto) e Silvestri eletta coordinatrice provinciale (a marzo) hanno rappresentato «momenti di democrazia interna nel partito, che sono una cosa salutare». Ma se il tappo resta a Firenze e a Roma, è difficile che dal basso si riesca a far pesare gli iscritti. «Non posso chiedere a qualcuno di tesserarsi e poi non permettergli mai di scegliere», sentenzia.

Il ricambio. Resta il fatto che con la sua vittoria, Silvestri ha spolverato un po’ l’album di famiglia a svantaggio della nomenclatura. Non accetta la provocazione: «Ero la vicaria di Pizzi, nominata anch’io. E Piero non ha usurpato un posto a qualcuno. In una fase in cui due partiti si fondevano, forse hanno ritenuto che nominare fosse un modo per non mettere a rischio gli equilibri. In continuità con l’incarico in Forza Italia è stato scelto segretario provinciale del Pdl». L’affondo è solo per Luvisotti: «Se n’è andato nonostante tutto quello che gli ha permesso il partito». Tra le questioni ancora da affrontare ci sono quelle relative ai big del partito, Altero Matteoli e Franco Mugnai. Serviranno altre puntate.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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