Il Tirreno

Pisa

Una mamma ed un papà in arrivo per il piccolo Lucio

di Candida Virgone
Una mamma ed un papà in arrivo per il piccolo Lucio

Due angeli custodi nel futuro del neonato abbandonato alla Pubblica assistenza un mese e mezzo fa Il bambino migliora e cresce di peso. Vestitini in regalo da gestanti e dalle madri della casa alloggio

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PISA. Ci sono una mamma e un papà nel futuro del piccolo Lucio, il bambino abbandonato da uno sconosciuto alla Pubblica Assistenza nella notte fra il 24 e il 25 agosto scorsi. Una coppia infatti avrebbe già presentato domanda al tribunale dei minori di Firenze per prendersi cura del neonato, che pesa poco più di un chilo e che è tuttora ricoverato al reparto di neonatologia della clinica ginecologica dell’ospedale Santa Chiara. Una volta dichiarato, infatti, dal tribunale, lo stato di abbandono e dal momento che nei primi giorni di vita del piccolo non si è presentato nessuno a reclamarne maternità o paternità, per Lucio scatterà la possibilità di essere adottato. I due aspiranti genitori agli occhi di tutti appaiono davvero come due angeli custodi. Il bimbo infatti, che nonostante fosse a termine, alla nascita pesava appena un chilo, è affetto purtroppo da gravi malformazioni. Ma non è stato questo il motivo per cui è stato abbandonato: il sospetto degli inquirenti - sul caso indagano i carabinieri del nucleo investigativo, diretti dal pm Aldo Mantovani - è che la nascita sia avvenuta in un contesto di grande bisogno e che l’abbandono sia scaturito proprio dall’impossibilità di prendersene cura.

Il neonato quella notte fu consegnato a due giovani volontari della Pubblica Assistenza, in via Italo Bargagna, da un quarantenne, accento pisano, bassino, che in testa aveva un casco a calottina. Aveva raccontato di aver udito piangere passando in scooter vicino ad un cassonetto, ma il suo racconto è apparso fin dall’inizio inverosimile. Inverosimile perchè il rumore del motorino avrebbe coperto il vagito e perché il bimbo presentava sulla schiena e su un braccino diversi tagli, fra cui uno molto profondo, tagli che, secondo i periti e in base alla letteratura medico-legale, sarebbero stati inferti dalla madre con un coltello e probabilmente per sopprimerlo, ma con scarsa determinazione. Avvolto in un asciugamano rosa era stato poi affidato allo sconosciuto - un compagno, un amante, un padre - che forse avrebbe dovuto davvero gettarlo nella spazzatura, ma che non se l’era sentita e lo aveva portato all’Assistenza.

Lo sviluppo del neonato, secondo i medici, si è fermato nell’utero alla 26ª settimana e questo ha determinato i suoi problemi. Le perizie sono state affidate al medico legale Marco Di Paolo e alla biologa forense Isabella Spinetti e del piccolo e delle doppie tracce ematiche presenti sull’asciugamano sono stati estratti i profili dna per eventuali e possibili comparazioni.

Al capezzale del piccolo, iscritto all’anagrafe come Lucio, infermieri e medici: vestitini e prime necessità vengono forniti dalla casa alloggio per le mamme dei bambini pretermine dell’ospedale e dalle madri di passaggio.

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