Il Tirreno

Pisa

Troppi dipendenti, ne basterebbero 10

di Mario Lancisi

«Così il Consorzio non ha più senso», polemizza il prorettore Ada Carlesi. Che accusa il collega Prete: «Errori di gestione»

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di Mario Lancisi

PISA

«I dipendenti del Consorzio Pisa ricerca? Oggi sono 49, ma forse potrebbero essere troppi anche 10», osserva Ada Carlesi, 62 anni, prorettore dell’università per le politiche di bilancio e delegata per i rapporti con il Cpr. La Carlesi non è ben vista in molti ambienti pisani perché, ci tiene a dirlo, un anno fa fu proprio lei a scoperchiare i conti in rosso del Consorzio: «L’attuale governo dell'università è entrato in carica da appena due anni. E appena abbiamo avuto modo di esaminare i conti, abbiamo subito lanciato l’allarme. Ci hanno accusato di essere troppo pessimisti. I numeri sono sotto gli occhi di tutti...».

Già, i numeri. Carlesi è la signora dei numeri. Mentre la intervistiamo tiene una cartellina davanti, che ogni tanto apre per consultare i numeri del Consorzio. Un po’ come certe professoresse aprono i registro ai genitori degli alunni. Ecco qui un cinque. Ecco un quattro. Mio Dio, qui c’è un tre.

La Carlesi snocciola numeri con freddezza. Risponde alle accuse senza mai alterare il timbro della voce. Solo alla fine, mentre ci congediamo, ad una domanda sul destino dei 49 ricercatori che rischiano di perdere il posto, i suoi occhi si increspano, si fanno rossi, preoccupati.

A proposito, il Cpr ha 49 ricercatori. C’è chi dice che ne basterebbero 10. Cosa ne pensa?

. «Quello che posso dire con certezza è che il Consorzio è molto sovradimensionato rispetto ai volumi di affari, che non sono affatto compatibili con un organico così grande».

A quanto ammontano i volumi di affari?

«Ho un dato parziale ma significativo. Dall’inizio dell’anno fino ad agosto il fatturato è stato di 853 mila euro».

Allora potrebbero bastare 10 ricercatori...

«Potrebbero essere anche troppi. Dipende. Però tutti sono in grado di capire che un fatturato di questo tipo non giustifica un organico così ampio».

E il debito accumulato?

«I mutui ed affidamenti sono superiori ai 3 milioni di euro, a cui si aggiungono i debiti verso i fornitori per più di 1,3 milioni di euro e, ovviamente, quelli verso i dipendenti e gli enti previdenziali. Totale: tra i 4 e 4,5 milioni».

Vi accusano di aver gestito male il Consorzio. Cosa risponde?

«Gli errori di gestione, visti i risultati, sono stati evidentemente commessi dagli organi del Consorzio, amministratori delegati, presidenti e cda nel loro complesso i cui componenti, ricordo, vengono individuati in modo collegiale dall'assemblea dei soci».

Tutti colpevoli, nessun colpevole?

«L'unica responsabilità che si potrebbe individuare per tutti i 16 soci del Consorzio è di aver scelto persone che, alla prova dei fatti, hanno dimostrato di non possedere adeguate capacità di gestione».

A cominciare da Prete, docente di ingegneria, da voi indicato.

«La nomina del professor Prete è della precedente amministrazione. Non c’è dubbio che Prete abbia commesso errori di gestione e a posteriori sembra facile dire che la scelta non è stata ottimale».

E voi non l’avete mai richiamato? Non glielo avete detto perché avesse commesso errori di gestione così evidenti?

«E’ stato convocato dal rettore e anche da me. Io l’ho visto una sola volta».

Un po’ poco.

«Vorrei farle presente che il nuovo rettore è entrato in carica alla fine del 2010. E già a maggio del 2011, partecipando alla prima assemblea dei soci, ho messo in guardia sui conti. “Guardate che state assumendo troppo. Monitorate il debito perché altrimenti la situazione si deteriora”».

Augello e quindi l’Università sono accusati di essere favorevoli alla chiusura del Consorzio.

«Nessuno ha avanzato questo rilievo all'Ateneo e comunque si tratta di una evidente falsità. Già diversi mesi fa, di fronte a una situazione estremamente critica, abbiamo indicato come rimedio preferenziale, un concordato in continuità che potesse consentire il rilancio del Consorzio, seppure radicalmente rinnovato».

Per il concordato in continuità occorre che ci siano ragionevoli certezze nei ricavi prossimi.

«Lo staff del presidente Guelfi sta lavorando a questa verifica. I lavori in corso di esecuzione ma bloccati per la paralisi del Consorzio ammontano a 1 milione e 900 mila euro. Commesse che forse potrebbero contribuire ad attivare il concordato in continuità».

Vi accusano di aver realizzato progetti in proprio. Da soci a concorrenti del Cpr.

«Questa è proprio una sciocchezza perché è naturale che l’Università realizzi progetti di ricerca. E' una delle sue missioni».

Allora il Cpr non ha più senso, non le pare?

«Vorrei ricordare che il Consorzio è nato come un’esperienza imprenditoriale che metteva a contatto pubblico e privato. Il pubblico - dalla Regione al Comune di Pisa - ha dichiarato di voler dismettere la propria quota. E i privati non sembrano avere più grande interesse per il Cpr».

Torniamo alla gestione Prete. Nuove assunzioni e acquisto della sede nuova costata circa 1 milione e 300 mila euro. Cosa ne pensa?

«E’ stato un grave errore. Anche perché il valore dell’immobile è pari al mutuo. In pratica il Cpr ha acquistato la nuova sede senza tirar fuori un euro perché non aveva questa disponibilità finanziaria».

E l’assunzione negli ultimi anni di 10 ricercatori a tempo indeterminato?

«Un grave errore».

Si parla anche di assunzioni di parenti.

«A Pisa si dicono tante cose. Io guardo ai conti e dico che non tornano, sono stati commessi degli errori, e qui mi fermo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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