Il Tirreno

Pisa

Tira aria di cassa integrazione

di Candida Virgone
Tira aria di cassa integrazione

Si attende con ansia l’assemblea dei soci di martedì in cui si discute il concordato in continuità

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PISA. Si parla di cassa integrazione per il Conzorzio Pisa Ricerche, anche se non si sa ancora in che modo e in quali termini verrà attivata. E soprattutto quando.

Molto si attende dalla riunione in programma per martedì prossimo, quando in sede si svolgerà l’assemblea dei soci in cui verrà discussa la relazione preparata da un advisor esterno per approvare il concordato preventivo in continuità, una procedura concorsuale che prevede l’intervento del tribunale per decidere le priorità e le percentuali destinate ai creditori. Ma fra i creditori ci sono anche gli attuali quarantanove dipendenti, diciannove contratti a tempo indeterminato e trenta cococo, che non riscuotono da mesi. I primi hanno preso l’ultimo stipendio completo ad aprile, mentre a maggio hanno avuto un acconto, uguale per tutti, di 500 euro; i secondi non hanno visto neanche quello. Si parla di una cifra che oscilla dai quattrocentomila euro al mezzo milione.

«Gli stipendi sono importanti, ci mancherebbe - sottolinea Alessandra Silvestri, che cura anche i rapporti sindacali dei dipendenti - ed è chiaro che ci sono famiglie in seria difficoltà. Ma il discorso non si ferma qui. Nessuno finora ha sottolineato la cosa che ci sta più a cuore. E poi? Che succederà? Quale sarà il nostro futuro? Sarà possibile reinserirci nel nostro settore, in quello che sappiamo fare, darci un futuro, tenendo presente che l’età media dei dipendenti è di quarant’anni e che quella dei collaboratori scende ancora di più»?

I dipendenti mettono sotto accusa soprattutto il silenzio dei soci, di alcuni soci. «A parole - dice un ricercatore - dicono tutti di voler salvare il Pisa Ricerche, ma poi tutto tace, nessuno alza un dito o si fa sentire, sembra che aspettino che si spenga da solo». Intanto le commesse non sono più quelle di una volta perché la crisi tocca tutto e ormai è arrivata anche alla ricerca. «Negli anni - aggiunge un altro dipendente - non c’è stata solo una malagestione dovuta a persone impreparate, ma anche assunzioni a chiamata, indiscriminate. Forse per questa struttura bastavano dieci persone, e invece siamo arrivati a cinquanta. E poi ci sono le spese, troppe, rispetto al calo del fatturato che è stato esponenziale negli ultimi anni. È finita la carta per la stampante, sono finiti i registri: o li compriamo noi oppure niente».

«All’ultima riunione del consiglio di amministrazione c’erano più tecnici e consulenti che altro e poi è stato nominato anche l’advisor: ma tutta questa gente chi la paga».

Intanto sul sito del senato accademico appare tristemente in discussione la prossima messa in liquidazione del Consorzio, mentre molti dipendenti inviano decreti ingiuntivi (anche immobiliari) nel timore di perdere posto e arretrati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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