Gioco
Pisa e Livorno insieme al tavolo del Bar Lume
Due attori vernacolari per i vecchietti della fiction, con loro Monni e Paganelli Davini sarà il Rimediotti. È un premio alla compagnia “Brigata dei dottori”
PISA. «Se chiudo gli occhi e penso al Del Tacca, il volto che mi viene in mente è quello di Athos». Così Marco Malvaldi autore della felice saga letteraria dei quattro vecchietti-detective, dà il suo pieno imprimatur alla scelta del pisanissimo Athos Davini come attore che vestirà i panni di Del Tacca, l’impiegato comunale felicemente in pensione e dedito a giocare a briscola con un occhio alle carte e l’altro ai vari omicidi che capitano in paese. Davini è uno dei quattro assi (c’è anche Marcello Marziali livornese, anche lui attore vernacolare) scelti dal regista Eugenio Cappuccio e dalla Palomar per la serie tv in onda su Sky a primavera ispirata ai romanzi del nostro Malvaldi. Per cui si può dire che intanto la fiction del Bar Lume ha messo Pisa e Livorno allo stesso tavolo (di un bar).
E visto che di “panni” si parla, Davini era proprio di ritorno da Roma dove aveva fatto le prove degli abiti di scena che scolpiranno il suo personaggio. «Il Del Tacca mi è piaciuto subito - dice - ed io sono piaciuto subito anche a lui, anche se come carattere non ci assomigliamo. D'altra parte si chiama recitazione o mi sbaglio?», scherza. Davini è nato in quel di Colignola 75 anni orsono. Bisognerebbe in realtà chiedere alla “Sora ’Olomba” se andrà d’accordo col Del Tacca e chissà che non scocchi la scintilla. La “sora ‘Olomba” è il personaggio femminile popolano e pettegolo che da decenni Davini interpreta negli spettacoli della Brigata dei dottori, compagnia teatrale vernacolare che piace a grandi e piccini che si esibisce con nonchalance in piazza come in teatro. «Secondo me - dice Davini - tra la Sora 'Olomba e il Del Tacca ci possono scoccare delle sonore leticate». Davini girerà intanto i primi due episodi ispirati a “Il gioco delle tre carte” e “Il Re dei giochi”. Il teatro vernacolare pisano poteva fare il bis nella fiction della Palomar. Da quanto si è potuto apprendere, anche Giancarlo Peluso, pietra miliare della Brigata dei dottori, era stato scelto per partecipare al provino. «Ma quando è arrivato lì, per un problema di voce, non vi ha partecipato», dice Alfonso Nardella che cura la comunicazione della compagnia teatrale. «Ma anche solo con Davini, per noi è una grande soddisfazione». E lo è per tutta la nostra scuola vernacolare, di prosa e teatro non importa. «Mi dispiace per Peluso - dice Malvaldi - non lo sapevo. È un grande attore e nel cast ci sarebbe stato benissimo». Gli altri attori che vanno a formare il poker dei pensionati detective sono Marcello Marziali, il più noto Carlo Monni e Massimo Paganelli.
Marziali, livornese doc, interpreterà Gino. Marziali è conosciutissimo a Livorno per interpretare la Garibalda nella compagnia teatrale vernacolare “Il carrozzone”. Poi c’è Carlo Monni che interpreta nonno Ampelio. «Lui è un mostro e non ha bisogno di presentazioni» dice Malvaldi, che aveva sempre dichiarato di “vedere” Monni per il suo Ampelio. Paganelli è il jolly calato sul tavolo, l’outsider del gruppo. Di mestiere fa il dirigente teatrale (è stato il direttore di Armunia e del Metastasio di Prato) e ora debutta come attore.
La querelle sulla location. Il litorale pisano è rimasto a bocca asciutta ma non è detta l’ultima parola. Nonostante i romanzi di Malvaldi dipanino la loro trama sul litorale, lo “smacco” è che le fiction si gireranno a Marciana Marina, all’Isola d’Elba. In realtà non c’è da gridare allo scandalo. Si tratta di scelte e logiche della produzione dettate da tutta una serie di “comodità” (il produttore Degli Esposti è di casa a Marciana Marina). Malvaldi smussa la polemica: «Anche Montalbano è stato girato in 8 paesi diversi e comunque spero che qualche scena si possa girare anche dalle nostre parti. So che il Comune ha steso un tappeto rosso alla produzione e non è vero, come alcuni hanno ipotizzato, che ci siano stati ostruzionismi burocratici». Davini conclude da par suo dicendo: «Se si fosse girato a Tirrenia, avrei giocato in casa, vicino alla famiglia. Avrei potuto tornare a casa a mangiare... Vabbé, si farà di necessità virtù starò due mesi all'Elba. Mica male».
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nell’inserto Estate
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