La manifestazione
«Il governo sbaglia». E Pisa si candida
Filippeschi: «Criteri da rivedere, partiamo dalle aree vaste, poi penseremo ai capoluoghi. Ma noi abbiamo un ruolo centrale»
PISA. Antipasto: «Il criterio del capoluogo con più abitanti è stupido e sbagliato». Pietanza principale: «Faremo una discussione intelligente e senza pregiudizi in sede di Cal, consiglio delle autonomie locali, per determinare una proposta migliore» da portare in Regione e in Parlamento e che sia, se possibile, condivisa. Dessert: «Sono il presidente del Cal e quindi mi farò garante della discussione, ma a un certo punto mi toglierò la giacchetta e parlerò da sindaco di Pisa» se gli altri giocano sporco. E certo, c’è la volontà che «sia riconosciuta la centralità della città di Pisa nell’area metropolitana della Toscana costiera». Insomma, Pisa si candida ovviamente a capoluogo
Marco Filippeschi si è presentato così, ieri mattina in conferenza stampa: pacato nella forma ma battagliero nella sostanza, perché la discussione sulle province è diventata un terreno per «rivendicazioni campanilistiche e rischia di allontanarsi da quel progetto di area vasta, che in Toscana si discute dagli anni Settanta e che nel testo della legge è citato» come principio ispiratore della riorganizzazione. Però il sindaco precisa un punto: «La questione su quale sarà il capoluogo rischia di condizionare tutta la discussione e di diventare il primo argomento».
Mentre la discussione principale deve essere quella sulle aree. Solo dopo si passa al capoluogo e a quali «apparati dello Stato attirerà sul suo territorio»; insomma, se «l’ansia» di diventare capoluogo è dettata dalla voglia di prendersi prefetture o altri uffici, «si moltiplica l’errore già creato da quel criterio sorprendente che sceglie il capoluogo in base alla popolazione residente in città, non in tutta la provincia come avrebbe più senso». Criterio che ormai è legge dello Stato, la 135 del 2012. Filippeschi allora anticipa le mosse future: «Qualcuno nel Cal potrà dire che il Parlamento ormai ha deciso? Benissimo, noi riporteremo la discussione a Roma. Non si può non richiedere al governo di rivisitare i criteri».
E poi una frecciatina con domanda retorica: «Domando ai miei colleghi sindaci come si può pensare di non valutare criteri più intelligenti?», per esempio infrastrutture, centralità geografica, servizi di pubblica utilità e offerta di patrimonio artistico e culturale. Un po’ quello che ha detto il governatore Enrico Rossi, quando ha parlato di tre possibili province: Centro (Firenze, Prato e Pistoia), Costa (Pisa, Livorno, Lucca e Massa-Carrara) e Sud (Siena, Arezzo e Grosseto), con capoluoghi scelti «per storia e potenzialità, anche se è prematuro parlarne».
In realtà il presidente della Regione ha fatto i nomi: rispettivamente Firenze, Pisa e Siena, provocando la levata di scudi dei presidenti di provincia di Livorno, Lucca e Arezzo: «Ti chiediamo di abbandonare il decisionismo e l’atteggiamento di sfida e di ripartire dall’ascolto del territorio». Il Cal fino al 12 settembre farà proprio questo, in seduta aperta a tutti: ascoltare i centri studi e le forze economiche e ambientaliste per identificare quali sono i punti qualificanti da tenere in considerazione nell’accorpamento dei territori. Ma nel pomeriggio arriva lo strano smarcamento del presidente della Provincia, Andrea Pieroni: «La proposta di Rossi divide, l’Unione province ne farà una a settembre». Filippeschi preferisce non replicare: «Pieroni risponderà ai pisani».
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