Toscana
«Non lavoro, così sto al fresco e vinco la noia»
Un operaio Piaggio in cassa integrazione: tento la fortuna, ma non sono un ludopatico
PISA. Dieci minuti di adrenalina per 20 euro. Non è la promozione di qualche parco divertimenti, ma il rapporto tempo/soldi di chi, e sono sempre di più, anche a Pisa trasforma, spesso in modo inconsapevole, la passione per il gioco in patologia. E’ questo il caso, ad esempio, del signor Franco, operaio Piaggio in cassa integrazione, che spende buona parte delle sue mattinate «con questi maledetti trabiccoli». Da dipendente di fabbrica a dipendente dal gioco. Sale buie, colori sgargianti, aria condizionata e la possibilità di fumare all’interno. «Ma non sono un ludopatico - continua Franco - è che almeno qui si sta al fresco e si può fumare; se restassi a casa tutto il giorno non saprei che fare, mi annoierei», dice accendendosi l’ennesima sigaretta alla sala “Slot World” di via Matteucci. «Qui posso passare un po’ del tanto tempo libero che, purtroppo, non mi manca. Ma non sono uno di quei casi limite di cui si sente spesso parlare, non mi considero un dipendente». Atteggiamenti ripetitivi, schemi mentali indotti, rispettando sempre le solite regole, gli stessi movimenti, pacchetto di sigarette sempre nella stessa posizione perché «aiutati che il Ciel t’aiuta», conclude il signor Franco tornando, la seconda volta in dieci minuti, a cambiare un pezzo da 20 euro al distributore di monete.
Sono anche le donne a subire questo fascino. Come una signora nella sala slot accanto al Golden Tulip Hotel. «Sono vedova da due anni - esordisce - la solitudine e la noia sono difficili da combattere, in più se si aggiunge il fatto che la pensione di mio marito, della quale usufruisco, mi permette di campare in tranquillità, allora non ci trovo niente di male nel tentare la fortuna. E poi qui passano un sacco di mie amiche, è un’occasione come un’altra per passare del tempo. Ma sono comunque equilibrata, non come della gente che vedo qui capace di buttare via tutto lo stipendio», dice non smettendo di fissare l’ipnotico monitor.
Un ragazzo albanese di 17 anni (il gioco è illegale per i minorenni), muratore, sembra comunque più consapevole dei rischi. «Lavoro in un cantiere, vengo qua verso mezzogiorno aspettando che inizi il mio turno. Comunque non si vince mai, sono una droga queste maledette».
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