Il Tirreno

Pisa

San Matteo si propone in una nuova luce

di Gianluca Campanella
 San Matteo si propone in una nuova luce

Il Museo rinnova illuminazione e allestimento, una sala riproduce l’interno della Chiesa della Spina con le sue opere

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PISA. Il “nuovo” san Matteo è pronto, ma sarà diverso ogni mese. È uno dei musei più importanti d'Europa in tema di arte medioevale, anche se un po’ snobbato in città. Da oggi in poi, ogni volta che il visitatore ci metterà piede, lo troverà cambiato. Luci nuove, allestimenti nuovi ed esposizioni tematiche che a rotazione renderanno fruibile l’immenso patrimonio conservato in deposito. La mostra dello scorso dicembre – “Una guida d'eccezione. Vasari al Museo” – ha dato lo spunto per una rivoluzione, che proseguirà a lungo.

Le luci. La prima novità che si nota attraversando lo spazio espositivo è il nuovo impianto di illuminazione, studiato per valorizzare le opere. Anche chi non era mai stato al museo nazionale se ne accorge, perché in alcune sale gli elettricisti sono ancora al lavoro: un’operazione poco invasiva che consente di intervenire a museo aperto. Il direttore Dario Matteoni spiega che non sono stati chiesti finanziamenti straordinari al ministero, ma con il budget a disposizione «basta fare economia e avere una certa capacità di gestione per riuscire a migliorare i piccoli elementi di fruizione»: capacità, sia chiaro, posseduta «da tanti funzionari italiani». L’eredità che ha lasciato la mostra celebrativa del Vasari è una scheda davanti a sculture e dipinti che riporta i passi del libro “Le vite” con cui il Vasari descrive e analizza l’opera esposta al Museo. Ma i pezzi sono stati riorganizzati per tipologia e, soprattutto, illuminati con nuovi criteri che ricordano molto l’allestimento di Dante Ferretti al museo egizio di Torino: una “scenografia” che ha cambiato il modo di presentare l’arte.

La sala della Spina. Due settimane massimo per apprezzare la “Sacra conversazione” del Sodoma, che ora troneggia nella sala dei dipinti; poi il san Matteo cambierà di nuovo, perché la tela sarà spostata nella sala delle sculture: qui ora c’è il capolavoro assoluto del museo, la “Madonna del latte” di Andrea e Nino Pisano. Non si faranno “concorrenza” due opere così prestigiose nello stesso ambiente? Nient’affatto: è tutto studiato per l’evento che Matteoni definisce «clou», cioè l’allestimento di una sala che intende riproporre l’ambientazione della chiesetta della Spina. Sia il Sodoma che la Madonna provengono infatti dagli interni di quell’edificio di culto. L’obiettivo è una riproposizione quasi filologica della «sensazione di quello che era l’apparato scultoreo» alla Spina.

Esposizioni a tema. Ma non finisce qui, perché una galleria (la prima o l’ultima del percorso) ogni due/tre mesi ospiterà pezzi del magazzino legati da un tema: si comincia a fine settembre con le coperte di icona, quelle suppellettili liturgiche che servono a incorniciare e/o a racchiudere le immagini sacre. Saranno esposti pezzi del Cinque e Seicento, già acquisiti dal museo e provenienti da chiese locali. Ecco, il territorio è la chiave di lettura del san Matteo: Matteoni evidenzia che «il museo non è una realtà astratta, ma fa parte del territorio». Allora è vero che uno dei target è il turista, ma la vera missione è “parlare” ai cittadini e far loro conoscere la maggior scuola pittorica italiana sino alle soglie del XIII secolo, quella pisana appunto. Non a caso nella scorsa primavera, in alcuni focus su opere scelte, sono state abbinate degustazioni di vini locali. Insomma, più che puntare su eventi mediatici, «dobbiamo far capire al visitatore che il museo stesso è un evento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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