Attenzione
Serra, niente vipere Resta il mistero sulla loro assenza
Vent’anni fa ne furono paracadutati alcune ma morirono E la scienza non chiarisce i dubbi sull’habitat a loro ostile
MONTE SERRA. Esiste un motivo in più per godersi una vacanza sul monte pisano, in piena tranquillità: non ci sono le vipere. Non ci sono in quanto proprio non possono viverci. Si rinnova l’interrogativo, per certi appassionante: esiste un perché dell’assenza? Tutti se lo chiedono, in primis chi arriva da fuori.
Il quesito continua a essere al centro di un dibattito ben serrato. Anche in sede scientifica si continua a discutere. Al momento il nodo non è stato sciolto esaurientemente. Si prende atto che i velenosi rettili non vivono sul monte Serra e dintorni. Si pensi che, qualche tempo fa, si è svolto un convegno internazionale che ha visto l’intervento di studiosi provenienti da ogni continente.
I conoscitori di boschi, i frequentatori di pinete, coloro che ci lavorano o vi operano, hanno le loro idee. Ipotesi, soprattutto congetture, le più diverse.
«Le vipere sono incompatibili con il pruno spagnolo, che è rigoglioso e praticamente pianta dominante», dice Roberto Battaglini. «Penso che effettivamente questo particolare cespugliato è capace di ferire e far male, in grado di scoraggiare i rettili», fanno eco Paolo Tozzini e Banduccio Bertolini.
Silvio Meucci non esclude che la presenza massiccia dei cinghiali, ghiotti divoratori degli aspidi, abbia finito per scoraggiare definitivamente la riproduzione delle vipere. Facile osservare però che in tanti altri luoghi, popolati da ungulati, le vipere ci sono eccome.
Allora? «Negli anni 60 - porta la testimonianza Michele Bonanni, già presidente della cooperativa oleificio sociale del monte pisano - don Lucchesi, parroco di Tre Colli mi fece leggere un libro nel quale veniva spiegata l’incompatibilità tra vipera e pruno spagnolo. Anche io la penso così».
Comunque una realtà positiva, nessuno desidera un incontro ravvicinato di un certo tipo con la vipera. Abbiamo interpellato il professor Marzo Zuffi, grande esperto del museo di storia naturale del territorio dell’Università di Pisa, il quale fa una premessa: «Non possiamo sostenere che in provincia, nel suo complesso, la vipera sia un serpente particolarmente comune, ma potrebbe essere solo un difetto di ricerca. Nello specifico la zona di Tombolo segna il limite settentrionale ufficiale della distribuzione della vipera. Dati recenti, raccolti dal sottoscritto e da collaboratori, la indicano presente al nord del Serchio fino quasi alla Darsena di Viareggio, zona della Lecciona, per esempio, poi in diversi punti delle Cerbaie, prevalentemente nel territorio di Bientina, ma anche a sud di Orentano».
Ma rimane l’interrogativo circa la ragione per cui è assente sul monte pisano. Riferisce Zuffi: «Le pochissime vipere che hanno sottoposto alla mia attenzione sembrano tutte legate al trasporto di merci o fascine dalla Lucchesia o da altre parti. Non sopravvivono che pochi giorni. Dunque niente vipere, manca l’habitat naturale. Prova ne sia che quando, una ventina di anni fa, qualcuno aveva paracadutato sul monte pisano da un elicottero alcuni esemplari, dopo pochi giorni sono stati rinvenuti morti».
Zuffi scomoda ere e e periodi geologici per affermare: «Se la vipera fosse riuscita a colonizzare il monte pisano, una volta ritiratosi il mare (le zone salmastre e umide erano presenti fino a 250 anni fa), dovrebbe aver affrontato il continuo disboscamento operato già dai romani e più recentemente per il mantenimento della pastorizia».
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