Il Tirreno

Pisa

I libri antichi della Sapienza al Museo nazionale di S. Matteo

di Gianluca Campanella
I libri antichi della Sapienza al Museo nazionale di S. Matteo

La Fondazione Pisa pronta a contribuire per l’allestimento e la messa in sicurezza di un “caveau” Una nuova ipotesi per la sede definitiva della biblioteca: il convento delle Benedettine sui lungarni

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PISA. A distanza di tre mesi (scoccano domani) dalla chiusura del palazzo della Sapienza, qualcosa comincia a muoversi dopo le tante ipotesi abbandonate per strada: la parte più prestigiosa e di valore del patrimonio della Bup, Biblioteca universitaria di Pisa, sarà custodita nel caveau del museo San Matteo grazie al contributo della “Fondazione Pisa”. Questo per quanto riguarda il transitorio; mentre tra le soluzioni definitive si affaccia una nuova suggestione: l’ex convento delle Benedettine.

I libri al museo. Il progetto nasce da un’esigenza: ancora non si capisce se si devono spostare (oppure no) gli oltre 600mila volumi della biblioteca per valutare i danni creati dal terremoto al palazzo che è sede di Giurisprudenza; ma di fatto, in quel patrimonio ci sono 1.389 manoscritti, 161 incunaboli, 7.022 cinquecentine che per età e pregio sono i testi più in “pericolo”. L’idea della Bup è di mettere in sicurezza almeno quelli: è stato pertanto individuato il caveau del museo San Matteo, una stanza blindata di 15 metri per 6, in cui di solito sono ricoverate le opere d’arte in prestito prima di un allestimento. Lì i volumi sarebbero garantiti dai sistemi antifurto e dalla climatizzazione giusta. A loro sarà dedicata un’intera parete del locale sotterraneo protetta da un’ulteriore cancellata.

Il ruolo della Fondazione. Quella che fino a poco tempo fa si chiamava Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa ha accolto la richiesta di aiuto con favore. Il presidente Cosimo Bracci Torsi spiega che lo statuto della Fondazione Pisa non prevede interventi di questo tipo: «Sono fuori dai nostri bandi e norme, ma nel bilancio abbiamo una voce di emergenza» con cui coprire la spesa che si quantifica in «poche decine di migliaia di euro, attendo solo le fatture». Un modo per dire che ormai è cosa fatta. Secondo Bracci Torsi era importante dare un segnale di attenzione, visto «il rilievo per la vita e la cultura della città», rappresentato dal patrimonio della Bup. Per tutti i dettagli c’è da aspettare la settimana prossima, quando il rientro dalle ferie nei vari uffici consentirà di firmare il progetto definitivo: entro metà settembre potrebbero partire i lavori.

Il futuro. Resta i nodi irrisolti delle soluzioni transitoria e definitiva. Il ministero dei Beni culturali (sotto la cui responsabilità c’è la Bup) ha finora preso alla lettera la relazione dei vigili del fuoco che ha determinato l’ordinanza sindacale del 29 maggio con cui la Sapienza è stata chiusa: se non si chiede una controperizia, per valutare gli interventi sulla stabilità del palazzo c’è bisogno di traslocare tutti i libri. L’unico candidato temporaneo rimasto in piedi è il convento dei frati Cappuccini in san Giusto. Terminato il consolidamento della Sapienza, i libri rientrerebbero nel palazzo di piazza Dante o sarebbero allocati nell’ex sede dell’Intendenza di finanza in piazza Carrara. Ciò a seconda che vinca la “fazione” di cittadini, politici e studiosi che puntano a mantenere la Bup nella sede storica, oppure quella contrapposta di giuristi che gradirebbero il palazzo tutto per la loro facoltà.

Le Benedettine. Negli ultimi giorni circola la candidatura del complesso ex Benedettine, acquisito dal gruppo Madonna l’anno scorso, che ha molto spazio a disposizione al netto di quello che è destinato ai propri uffici. Questa soluzione ha il vantaggio/svantaggio di poter essere sia transitoria che definitiva, quindi dà più tempo per decidere. La conferenza dei servizi formata da tutte le istituzioni interessate, non si riunisce da circa un mese e mezzo. Ma colloqui informali tra i vari attori sembrano delineare un compromesso: la parte più storica del patrimonio della Bup tornerà in Sapienza, con accesso riservato agli esperti che possono maneggiare testi fragili. Sale studio e il resto (compresi i 4.357 periodi moderni) andranno fuori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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