Il Tirreno

Pisa

Ha una malformazione il neonato abbandonato

di Candida Virgone

Potrebbe essere questo il motivo della rinuncia a crescerlo. Ieri la nomina dei due periti che condurranno gli esami per estrapolare il dna della madre

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PISA. È nato con una grave malformazione il piccolo che venerdì notte è stato consegnato al personale della Pubblica assistenza, in via Bargagna. E allora viene spontaneo chiedersi: può esser questo il motivo del suo abbandono? Possono essere state le sue condizioni ad aver provocato la rinuncia ad allevarlo da parte di chi gli ha dato la vita? Probabilmente non è proprio così. Per i medici, a parte il peso da bambola, 900 grammi appena, nessun altro indizio avrebbe potuto rivelare i suoi problemi se non fosse stato sottoposto ad un esame. Ma nessuno, per quanto raccontano le indagini condotte finora, ha sottoposto un neonato in questi giorni ad un esame del genere. E comunque il piccolo, quando è stato consegnato ai volontari della Pubblica assistenza, era nato da poco, forse da un’ora, tanto che aveva ancora il cordone ombelicale reciso alla buona.

«La prognosi è ancora riservata - spiega il professor Antonio Boldrini, direttore dell’unità operativa di neonatologia dell’Aoup, dove il bimbo è ricoverato da venerdì notte - e il piccolo resta in incubatrice. Il peso poteva far giungere il sospetto che si trattasse di un prematuro, ma la respirazione ed altri particolari indicavano che la gravidanza era giunta quasi al termine. Purtroppo il neonato ha avuto senz’altro un ritardo intrauterino di crescita, che lo ha fatto apparire come un feto di 26 settimane. Ma non è così. Di certo è un bimbo che ha lottato per vivere a tutti i costi». Il piccolo infatti è stato portato dall’Assistenza prima a Cisanello e solo dopo al Santa Chiara, nel reparto di neonatologia, un ritardo che poteva rivelarsi fatale, superato però dal suo attaccamento alla vita.

Intanto le indagini del reparto investigativo dei carabinieri si concentrano sulla figura dell’uomo, fra i 40 e i 50 anni, accento pisano, che quella notte, alle 2 e 40, si è presentato in via Bargagna e ha consegnato il bambino, avvolto in un’asciugamano rosa, raccontando di averlo trovato in un cassonetto vicino, particolare improbabile. Ripreso da tre telecamere, due esterne ed una interna alla struttura, è poco riconoscibile per via del casco a calottina che aveva in testa. È rimasto col personale dell’associazione di volontariato cinque minuti buoni, cercando assicurazione che il piccolo fosse soccorso. Poi se n’è andato proprio mentre usciva l’ambulanza col bambino, diretta a Cisanello: l’ultima sua traccia - il video è pessimo - è un faro che si allontana, il che fa pensare ad una moto o uno scooterone, piuttosto che ad un’auto. Si esclude che l’uomo non si sia mai tolto il casco per non farsi riconoscere, forse è stata solo una questione di fretta. Intanto si indaga a tutto campo, soprattutto in zona, dove sono presenti persone assistite dai servizi sociali: stranieri, squillo, tossici, gente senza reddito in lotta quotidiana col centesimo. Ieri mattina la pm che conduce l’inchiesta sul caso, Paola Rizzo, ha conferito due incarichi a due periti dell’ateneo, uno al medico legale Marco Di Paolo, l’altro alla biologa forense Isabella Spinetti, per conoscere la natura delle lesioni sul dorso del piccolo, graffi lunghi e poco profondi (provocati durante il parto da mani inesperte o opera di animali dopo una effettiva permanenza in un cassonetto?) e per estrapolare attraverso il cordone ombelicale e l’asciugamano un eventuale profilo genetico che possa condurre al dna della madre. Di Paolo visiterà oggi il bimbo al Santa Chiara.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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