Attenzione
Arno, conto alla rovescia per il dragaggio della foce
I tempi dell’intervento verranno stabiliti nella conferenza dei servizi di domani L’obiettivo è cominciare entro un mese per togliere 8mila metri cubi di fanghi
PISA. Sulla foce insabbiata dell’Arno una decisione definitiva sarà presa domani. Di nuovo convocata in Comune la conferenza dei servizi con tutti i soggetti coinvolti: dall’amministrazione comunale alla Provincia, dalla Capitaneria di Porto alla Regione, all’Ente Parco. Due i punti salienti della conferenza: definire i tempi per i lavori (in pratica il via allo scavo del fondale) e chi dovrà accollarsi gli oneri, a cominciare da quelli economici.
Invece è ormai stabilito il tipo di intervento: sarà reso più largo e profondo il canalone naturale, già presente nell’alveo nella parte più vicina alla sponda di San Rossore, oltre al dragaggio del suo punto di sbocco in mare, quello che crea i maggiori problemi alle imbarcazioni più grandi e che ha costretto la Capitaneria ad un’ulteriore ordinanza in cui si vieta la sosta, l’ancoraggio, la pesca dagli argini e in più l’obbligo di tenere una velocità moderata.
A Palazzo Gambacorti, domani, si cercherà di arrivare a mettere nero su bianco tutti gli accordi. Nella conferenza dei servizi della scorsa settimana, i tecnici dei vari enti hanno di fatto concordato su quanto necessario. La parte essenziale riguarda la sistemazione della cosiddetta barra di voce, dove è previsto un movimento di terra e fango per 7-8mila metri cubi. Si parla di movimento perchè tutto questo materiale sarà in questa fase “solo” spostato di lato: l’obiettivo è infatti quello di rendere la foce navigabile nel più breve tempo possibile. Ma quando inizieranno i lavori? Qui si torna ad uno dei punti principali in discussione: il tentativo è quello di cominciare tra una ventina di giorni, un mese. E’ chiaro che più si va verso la stagione autunnale e più si possono incontrare ostacoli pratici per questo tipo di intervento. Il canalone dedicato al transito delle imbarcazioni sarà poi reso più visibile grazie ad una serie di boe che ne seguiranno il percorso. Riguardo ai costi, si dovrebbe andare intorno ai 60-70mila euro, da ripartire tra gli enti.
Tutto questo per risolvere il problema insabbiamento provocato da un inverno con scarse piene. Ma in prospettiva molto è ancora da definire. La prima mossa dovrà essere fatta dalla Regione, dando attuazione al piano della mobilità (anche fluviale) con il quale sarà dichiarato l’Arno navigabile anche nel suo tratto finale, stabilendo le risorse economiche necessarie per la gestione e, di conseguenza, anche il soggetto che dovrà prenderlo in carico, risolvendo l’intreccio di competenze tra Comune, Provincia e Capitaneria.
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