Proteste
I muri di Pisa parlano, anzi urlano
Viaggio tra le scritte che inondano gli edifici cittadini, frasi d’amore e d’odio, private e politiche, assurde e ironiche. E poi ci sono i murales. Creatività o vandalismo?
PISA. La dichiarazione programmatica si legge in Piazza dei Cavalieri: "Muro pulito, popolo muto". Altro che muti, a Pisa i muri parlano eccome, spesso urlano. Quasi non c'è muro della città che non ospiti parole su parole, slogan, appelli, minacce, dichiarazioni d'amore e di odio. Dal semplice e immediato "Forza Pisa" al più impegnativo "L'umanità verrà salvata dagli alieni”, dai surreali "Mi sembri tu buzzecoli" in Via San Martino e "Ho scritto Tano sulla sabbia" in via delle Sette Volte, all’enigmatico "Carmelo Bene uno di noi", in Piazza delle Vettovaglie.
I muri traboccano di scritte, sembrano una messaggeria fatta di inchiostro e cemento dove i pensieri degli improvvisati poeti ermetici vengono impressi in un momento ma entrano poi in contatto con tutta la popolazione. Ci sono le classiche scritte d'amore, dalla classica "Kikka ti amo" alle più moderne "Se loro 3msc noi tre metri sopra loro" e "Lo spettacolo più grande siamo io e te".
Non mancano le scritte campaniliste: "Scusa merda se ti chiamo Livorno", "Tutta Lucca ce lo puppa", "Pisa impera". Né quelle di carattere più politico, forse le più numerose, in omaggio alle tradizioni cittadine di impegno militante. "No Tav", "No war", quelle ormai dal sapore retrò (dal "Bush merda" alle scritte che evocano episodi degli anni Ottanta) e i vari messaggi minacciosi contro forze dell’ordine, “ciellini”, “compagni traditori”, “baroni”, “capitalisti” o che alludono a attentati “bombaroli”.
Quelle che più rimangono nei cuori dei passanti sono forse quelle assurde, divertenti o e irriverenti: "L'ho fato a posta", "Wojtyla è un ologramma, "Berlusconi radioattivo", "Più Nutella meno preti" "Hard core un se comanna", "Più chicce meno cacche", "Io non ho scritto su questo muro e Berlusconi è onesto" o la misteriosa "Hai detto sasso?" sulla spalletta del Lungarno Guadalongo.
Poi ci sono le frasi ironiche e pseudo-filosofiche: "Non c'è più il futuro di una volta", "L'amore non basta... ogni tanto di vuole der sesso", "Lentamente muore chi non cambia mai strada", "Le cose belle della mia vita non sono cose", "Puoi uccidere il sognatore ma non puoi uccidere il sogno", "La coscienza è la scintilla che accende la miccia","Non è mai troppo tardi per farsi un'infanzia felice".
In via delle Sette Volte, in pieno centro, i graffitari dialogano a suon di scritte: alla provocazione "Fotti il sistema" è stato risposto "Povero grullo". Rimangono in mente anche le scritte con errori di grammatica e scrittura: "Palina Libera" (sarà stata "Palestina libera?"), "Carabiniero assaino, pagheri carò carò" (minaccia di uno straniero?) fino al distratto "Ti ho amato anche se non AI voluto il mio amore".
Vandali o artisti? L'opinione pubblica si pone questa domanda da quando esistono writers, i graffitari, quelli che dipingono elaborati disegni su treni, sottopassaggi e mura di edifici.
Il fenomeno interessa indifferentemente tutte le zone della città (dal centro alla periferia) e, nel bene o nel male, è entrato a far parte della quotidianità di ognuno. Troppo spesso, però, le scritte vengono considerate uno scempio, deturpanti, tanto che in alcune città è stata lanciata una guerra aperta ai writers, come a Milano ai tempi del sindaco Letizia Moratti. Capita infatti che non si faccia distinzione tra le opere dei veri writers, frutto di un lavoro studiato, e i semplici vandali che non si fanno problemi a scrivere anche sulle opere d'arte.
A Pisa è davvero difficile trovare un muro che non abbia una scritta o un graffito. Tanto che la città può vantare un graffito tra le sue opere d'interesse artistico: il Tuttomondo di Keith Haring del 1989, quel grande murale disegnato sulla parete esterna della Chiesa di Sant'Antonio Abate, che è una vera opera d'arte contemporanea permanente, ultima opera pubblica del pittore statunitense.
Il rapporto con l'amministrazione. L'amministrazione comunale pisana hai tentato negli ultimi anni di integrare questo fenomeno offrendo spazi decorabili, come parti murarie o pannelli di impalcature.
I più riconoscibili furono quelli sotto le Logge di Banchi dove furono installati dei pannelli a coprire le impalcature di ristrutturazione. Per l'occasione furono realizzati degli action painting in cui artisti locali di estrazione graffitara o meno fecero dell'arte di strada una decorazione dell'ambiente urbano.
Con l'attuale legislazione italiana tuttavia, il codice penale prevede, per le scritte su muri e treni, una pena alla reclusione da uno a sei mesi o una multa da 300 a 1.000 euro. Nel caso in cui si scriva su edifici di interesse storico o artistico, la pena è la reclusione da tre mesi a un anno e una multa da 1.000 a 3.000 euro. Per questo i writer dipingono soprattutto la notte e in luoghi isolati, per non essere visti.
Il mondo dei writers. I graffitari, i writer, quelli veri, seguono alcune regole non scritte ma precise basate principalmente sul rispetto non solo tra gli appartenenti al giro ma anche verso chi non è dell'ambiente: una di queste, la più significativa, dice che i veri writers non imbrattano i luoghi storici o i monumenti e, anzi, condannano chi lo fa, portano rispetto anche per le case private e per i cimiteri; per questo scelgono semplici mura soprattutto in zone abbandonate o di periferia.
I writers rimangono quasi sempre anonimi, usando tag (pseudonimi) per identificarsi e lavorano in luoghi difficilmente accessibili: viadotti, ferrovie. Normalmente si raggruppano in crew (gruppi) che solitamente hanno anche un territorio d'azione.
La crew è spesso composta da amici, legati dal writing e al suo interno vige la stima e il rispetto reciproco. Una delle più conosciute a Pisa è la RSG. Il writer può dipingere da solo oppure con la crew. L'obiettivo del writer è la visibilità: il suo graffito deve essere visto da più persone possibili.
«A Pisa la situazione tra le diverse crew è abbastanza tranquilla - dice un writer che non opera più nella zona di Pisa - In alcuni casi, in altre parti d'Italia, ci sono delle tensioni e a volte possono capitare scontri. A Pisa è tutto molto amichevole e la gente ti apre le porte di casa sua come fossero fratelli».
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