La manifestazione
Con scotch, immagini e parole nascono le frasi che colpiscono
PISA. Tommaso Santucci è un artista pisano, classe 1981. Dopo un passato da writer, ora disegna su grandi fogli fatti di strisce di nastro-carta adesivo, talvolta con base acrilica, poi li taglia in...
PISA. Tommaso Santucci è un artista pisano, classe 1981. Dopo un passato da writer, ora disegna su grandi fogli fatti di strisce di nastro-carta adesivo, talvolta con base acrilica, poi li taglia in pezzettini e li ricompone su tavola, su materiale di recupero o su qualsiasi supporto, creando un patchwork emotivo personale. Famoso a Pisa il pannello che si trovava alle logge di Banchi. Si esibisce anche in performance dal vivo dove ripropone la sua tecnica per raccontare la sua vita
Come ti sei avvicinato alla pittura?
«Non ho mai disegnato, in verità, e continuo a sostenere di non saperlo fare. Uno dei miei primi ricordi risale all'asilo: la maestra mi disse che avevo sbagliato a disegnare la mia casa e che dovevo prendere esempio da un'altra bambina; quando tornò, avevo cancellato con il rosso la casa: "E' andata a fuoco", le dissi. Esclusa la parentesi del writing, intorno ai 16-18 anni quando scrivevo sui muri, non c'è stato altro. Fino al 2005 quando mi sono ritrovato con la mia scrivania piena di scotch carta con tante frasi che mi ero appuntato, visto che volevo continuare a utilizzarla come tavolo, ho ritagliato lo scotch e l'ho attaccato ad una mensola. Da lì è iniziato tutto. Per me quindi il lavoro è soprattutto incentrato sulla parola: il simbolo, il disegno, sono importanti ma vengono dopo.
Nelle tue opere ci sono ancora elementi di street art?
«Più che un richiamo all'iconografia classica del writing, io scrivo della mia vita e di quello che mi tocca: vivendo in mezzo alla gente, la strada è una continua fonte di vissuto, mio e degli altri. Mi interessano i brandelli di conversazione, i gesti comuni delle persone che formano poi la nostra vita quotidiana».
Da dove nascono le tue frasi?
«Dalla strada o comunque da rielaborazioni personali di quello che mi capita intorno. Una frase che tanti mi ricordano è- “Addio mamma, vado all'asilo" - è nata per caso: una volta per strada vidi un bambino piccolo che salutava la mamma dicendole "addio”. Mi sembrò così fuori luogo che ci lavorai sopra. Banalmente tutto quello che scrivo si riferisce alla mia vita: delusioni, amori, disamori, distacchi, analisi di rapporti. Lavoro per sedimentazione: solo dopo che ho un buon archivio di frasi riesco a riorganizzare i pensieri».
A che punto sei del tuo percorso artistico?
«Non mi sono mai messo nella condizione di dover raggiungere per forza degli obiettivi. Nei miei lavori sicuramente sono aumentati i testi e diminuite le immagini. Forse ho solo preso la scusa della pittura quando in realtà il mio obiettivo è quello di scrivere. Ho scritto un libro, ma non l'ho voluto pubblicare, non mi sentivo ancora pronto, anche se Drigo dei Negrita, mi disse che avrei dovuto. Vedremo».
Il tuo rapporto con Pisa?
«Pisa mi piace molto, è abbastanza tranquilla. A volte avrei da ridire su certi pisani, troppo chiusi e campanilisti. Fortunatamente c'è tanta gente che viene e che passa, a partire dagli studenti: secondo me dove c'è il meticcio c'è campo per la cultura. Io sono un tipo tranquillo, non mi piace il frastuono della città: quando mi avevano proposto di trasferirmi a Milano, dove lavoro con alcune gallerie, ho rifiutato. Ora cerco casa: leggermente fuori Pisa, nella campagna, sarebbe perfetto».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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