Il Tirreno

Pisa

Stanno morendo le trote nei torrenti prosciugati

di Pierluigi Ara
Stanno morendo le trote nei torrenti prosciugati

La situazione più grave è nelle scarse acque dello Zambra a Cappetta ma la siccità provoca gravi difficoltà anche a cinghiali e volpi, come ai volatili

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CALCI. Moria di pesci nei torrenti, con sempre meno acqua. La siccità è fuori misura. Dietro l’angolo la grande sete soprattutto per il mondo animale. Intanto il duro colpo a quello che era un patrimonio ittico importante. Nello Zambra a Cappetta, soprattutto vicino al ponte per Nicosia, è strage di trote. «Nello Zambra a Cappetta, specie vicino il ponte di Nicosia, è strage di trote. Basta vedere vicino al Molendino», scuote la testa Mauro Bonaccorsi, il quale allarga le braccia e osserva: «È un brutto spettacolo vedere le trote fario distrutte, dopo lunga agonia. Stessa sorte per alborelle e lesche, che popolavano lo Zambra, il più importante dei corsi d’acqua. Esso viene giù da Montemagno e a Caprona va a immettersi in Arno».

Cesare Crovetti, esperto di caccia e pesca, spiega: «Quando vengono meno le riserve di ossigeno, non ci sono più le condizioni di vita per i pesci d’acqua dolce che da sempre caratterizzano i ruscelli del monte pisano. Al momento resiste, ma chissà per quanto ancora, un certo numero di trote nello Zambra sopra Castelmaggiore dove anni fa venne effettuato un ripopolamento. Un’operazione, non del tutto ben riuscita perché furono scelte specie adulte anziché privilegiare pesci di piccola taglia che piano piano avrebbero trovato il loro habitat naturale».

Tutto il genere animale è in sofferenza a causa della morse del caldo che avviluppa ogni cosa. Sempre più cinghiali fuggono giù dal monte per riversarsi al piano. Cercano soprattutto di abbeverarsi. Comprensibile il loro disorientamento vista la presenza del tutto insufficiente di acqua. Fauna tutta ko. Volpi e faine sono allo sbaraglio. Tassi e scoiattoli vagano qua e là smarriti. Uccelli notturni svolazzano il giorno mentre merli e colombacci sbagliano orario e sono in libera uscita alla luce della luna. Brutti segnali anche dalla flora. Il tappeto di foglie secche in terra aumenta a monte e a valle. Praticamente scomparso o comunque molto ridotto il sottobosco, divenuto un’enorme distesa vegetale gialla. Molti castagni scheletriti così come i pini. Si seccano gli alberi da frutto. Nei vigneti, dall’oggi al domani, “si brucia” qualche vite, con l’uva già vicina alla maturazione. «È come fulminata da infarto per tentare un paragone con il genere umano», rileva l’agricoltore Oriano Fillanti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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