Gioco
«Ma occhio alle cartelle pazze»
Le associazioni dei consumatori: non buttate via le ricevute di pagamento
PISA. Associazioni dei consumatori con le antenne ben dritte, nel timore di una nuova ondata di cartelle pazze. Che a scadenze non fisse ma sempre più ravvicinate vanno a colpire gran parte degli ignari contribuenti e consumatori.
«Per quanto tempo devo conservare le ricevute dei pagamenti delle utenze domestiche? E quelle delle tasse scolastiche di mio figlio?».
E ancora: «Ho ricevuto da una società di recupero crediti un sollecito per il pagamento di una contravvenzione che risale al 2005: è legittima questa richiesta?». Sono queste le domande più frequenti che le famiglie pisane rivolgono allo sportello di BabyConsumers in via Gereschi 32.
«Periodicamente - osserva Pino Staffa, presidente dell'associazione di tutela dei consumatori - arrivano nelle case dei cittadini multe e richieste di pagamenti riferiti a periodi anche molto lontani nel tempo. In molti casi le famiglie, pur avendo regolarmente pagato, devono comunque fornire la prova, anche se sono trascorsi molti anni. Altre volte, invece, le richieste sono illegittime perché sono scaduti i tempi tecnici per evitare di pagare due volte la stessa multa. Si tratta delle cosiddette "cartelle pazze" che arrivano nelle cassette della posta ad ondate e gettano nel panico le famiglie, poiché nel frattempo gli importi sono lievitati per via delle more e degli altri balzelli che si sono aggiunti alla cifra dovuta».
E' bene ricordare che le "bollette pazze" sono tali per chi le riceve, non per chi le invia. In sostanza, possono essere anche sbagliate, ma se non siamo in grado di dimostrare che sono sbagliate, o che abbiamo pagato, o che è trascorso tempo a sufficienza perché siano andate in prescrizione, saremo costretti a pagarle di nuovo. Secondo le associazioni dei contribuenti il "sistema" delle cartelle pazze avrebbe fruttato al fisco negli ultimi 10 anni 9,8 miliardi. (a.sc.)
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